Per il governo il presidente dimissionario della Regione Lazio Renata Polverini deve fissare al più presto la data delle elezioni. Arriva nell’odierno Consiglio dei Ministri, ad un mese dall’annuncio delle dimissioni della Polverini, ossia il 27 settembre, la sollecitazione istituzionale da parte dell’Esecutivo. “Il Cdm ha formulato l’auspicio – si legge nella nota – che la data delle elezioni amministrative per il Consiglio regionale del Lazio sia fissata dal Presidente della Regione, Renata Polverini, al più presto, in armonia con il parere espresso dall’Avvocatura Generale dello Stato: 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio”.

Da quanto si apprende da ambienti vicini alla giunta regionale del Lazio, la presidente Renata Polverini vuole mandare i laziali al voto tra fine gennaio e primi di febbraio, con elezioni da indire alla metà di novembre. In queste ore la governatrice dimissionaria del Lazio si è riunita con i suoi più stretti collaboratori, “per approfondire – spiegano fonti di giunta – gli aspetti giuridici legati al voto”. Polverini, a quanto si è appreso, avrebbe ribadito con loro la sua volontà di andare a votare per eleggere 50 consiglieri, attuando quindi il taglio sugli attuali 70.

”Abbiamo fatto tanto per ridurre i costi della politica – spiega un fedelissimo della Polverini – che dobbiamo dare una dimostrazione finale di questa volontà. D’altronde gli assessori sono stati tagliati e il Consiglio stesso ha preso l’impegno di farlo”. Ma, si dice nei corridoi della giunta, ormai sembra essere tramontata la speranza che la Pisana possa riunirsi di nuovo per modificare le norme. “La lettera che la presidente ha mandato al presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese lo scorso 16 ottobre – afferma una fonte di giunta – era un tentativo estremo”. Del resto, si ragiona, il taglio dei consiglieri da 70 a 50 era stato già sancito da tempo con la cosiddetta manovra-bis di Tremonti, cioè il decreto 138/2011, che “ha appena passato il vaglio di costituzionalità”.

Si tratta del testo di legge a cui fa riferimento l’ultimo decreto taglia-costi del governo Monti, quello ieri stoppato dalla bicamerale Affari regionali. Il ragionamento è che non essendo possibile tagliare i consiglieri né modificare la legge elettorale in Aula, ma volendo lo stesso mantenere l’orientamento su 50 consiglieri, si farà riferimento alla normativa generale: quella che indica le percentuali tra seggi da eleggere con preferenza e listino in 4/5 e 1/5. “Andando cioè al voto con 50 consiglieri – chiarisce un tecnico – ci sarebbero 10 eletti nel listino”.