Mario Monti saprà a chi ispirarsi nel caso in cui l’Italia non riesca a rispettare le promesse fatte a Bruxelles. La Francia di François Hollande ha infatti appena annunciato che non riuscirà a tornare in equilibrio nel 2017, ma per quella data il rapporto deficit/pil si attesterà allo 0,3 per cento. Non solo: il progetto di legge finanziaria varato da Parigi questa mattina ha svelato che il debito pubblico francese batterà un nuovo record nel 2013 portandosi al 91,3% del Pil prima di iniziare a scendere nell’anno successivo.

Così per far fronte all’emergenza, il governo di Jean-Marc Ayrault si è visto costretto a correre ai ripari: per portare il deficit pubblico al 3% del prodotto interno lordo nel 2013, i cugini d’Oltralpe dovranno fare uno “sforzo inedito” da 36,9 miliardi di euro di cui ben 24 miliardi verranno da un aumento delle tasse. Il peso dei prelievi nelle tasche dei cittadini e delle imprese è destinato quindi a salire fino ad arrivare al 46,7% nel 2015 per poi, secondo le previsioni del ministero dell’Economia di Bercy, tornare nuovamente a scendere. Naturalmente salvo casi di peggioramento dell’attuale crisi finanziaria e della sua durata.

Detto in altri termini, la Francia non ha escluso ulteriori aggiustamenti in funzione del deterioramento della situazione del Paese, dell’Europa e dell’economia mondiale. Per ora il governo francese parla di una legge che avvia un percorso di “risanamento” dei conti dello Stato, ma la verità è che l’intervento sui costi strutturali rappresenta solo una minima parte della manovra. Nel dettaglio, infatti, dei 37 miliardi necessari a riportare il rapporto deficit/pil al 3% solo dieci verranno da risparmi della macchina amministrativa e 2,5% dal contenimento della spesa del sistema sanitario.

Segno che anche in Francia resta forte la difficoltà di fondo di far accettare la necessità di un cambiamento radicale nella dimensione e nel funzionamento della macchina burocratico-amministrativa come invece richiede la comunità internazionale. I venti miliardi di tasse in più, previsti nella legge finanziaria e che si aggiungono ai 4 già decisi nel corso dell’estate, peseranno sostanzialmente su famiglie (10 miliardi) e imprese (10 miliardi). Secondo Bercy la riforma fiscale ristabilirà una maggiore equità sul profilo fiscale dal momento che l’aumento delle imposte sul reddito inciderà in maniera più consistente su 4,1 milioni di famiglie considerate agiate, oltre che su altri 8,5 milioni di nuclei di contribuenti.

L’Imposta di solidarietà sul patrimonio (Isf) porterà nelle casse dello Stato francese un miliardo di euro, mentre il tanto sbandierato “contributo eccezionale al 75% per i redditi di attività superiori a un milione” garantirà appena 200 milioni. Per quanto riguarda le imprese, poi, ben 7 miliardi dei complessivi dieci previsti dalla futura legge finanziaria peserà sui grandi gruppi. Sono previste, infine, anche delle misure finalizzate a dinamizzare le compravendite sul mercato immobiliare. Notizia, quest’ultima, che interessa indirettamente anche gli italiani, i primi investitori stranieri sul mercato del mattone d’Oltralpe.