Gli interventi proposti dall’Ilva non sono sufficienti a far cessare le emissioni nocive. E’ questa l’opinione dei custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, dopo aver analizzato il piano di interventi proposto dal presidente del cda Bruno Ferrante al pool di magistrati tarantini.

L’insieme di interventi da 400 milioni di euro, allegato alla richiesta per ottenere una “minima capacità produttiva”, ora è al vaglio del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco. Sulla scorta del parere fornito dai custodi, appare altamente improbabile che il gip Todisco possa accogliere la richiesta dell’Ilva. La richiesta infatti parte dal concetto che per poter effettuare gli interventi sugli impianti questi debbano essere in funzione a un livello di equilibrio che possa salvaguardarne l’integrità, permettendo l’esecuzione delle misure tecniche per eliminare le situazioni di pericolo.

Insomma, la produzione d’acciaio servirebbe come elemento esseziale per tenere in piedi la “strategica capacità produttiva” e i “livelli occupazionali“. In nessuno dei passaggi dell’istanza tuttavia, Ferrante accenna a misure nuove che possano aver mutato la situazione rispetto al 26 luglio. Quella minima produzione, quindi, inquinerebbe? Sì. A guardare le relazioni finora depositate dai custodi a Palazzo di Giustizia, infatti, è evidente la lontanza tra i provvedimenti annunciati dall’azienda e quelli indicati dai custodi come necessari per eliminare l’inquinamento. Ecco perché.

PARCHI MINERALI. L’Ilva ha chiesto l’autorizzazione a impermeabilizzare i parchi, completare il barrieramento e ha annunciato che per la copertura è in corso uno studio preliminare per valutarne la fattibilità. Per i custodi, al contrario, l’unica misura efficace ad evitare l’arrivo di polvere nocive verso il quartiere Tamburi resta proprio la copertura dei parchi, peraltro prevista dall’Aia in corso di riesame.

AREA ALTIFORNI. Nel piano di investimenti l’Ilva ha previsto per l’altoforno 1 l’adeguamento degli impianti di depolverazione del campo di colata, la realizzazione di un nuovo impianto di depolverazione e la realizzazione di un nuovo impianto di condensazione dei vapori prodotti nella fase di granulazione della loppa. Anche per l’altoforno 2 l’Ilva pensa alla realizzazione del nuovo impianto di depolverazione. Per lo staff guidato da Barbara Valenzano, invece, per abbattere le emissioni nocive e risanare gli impianti del reparto è necessario l’immediato spegnimento o il rifacimento completo degli altiforni 1 e 5 e di dismettere e bonificare l’altoforno 3, fermo da tempo.

COKERIE. L’ilva vorrebbe intervenire solo su 2 batterie (numero 5 e 6) per sostituire i rigeneratori e realizzare un nuovo piano di carica. Per i tecnici nominati dal gip Patrizia Todisco, invece, le misure immediate sono il fermo, finalizzato al rifacimento, di 7 batterie e la programmazione di interventi sostanziali sulle 3 rimanenti.

AGGLOMERATO. L’azienda punta a sostituire l’impianto di depolverazione secondaria delle linee di agglomerazione E e D, a cambiare la tecnologia dei filtri elettrostatici con la tecnologia dei filtri a tessuto , concludere le attività per il migloramento dei raffreddatori rotanti delle due linee. Per i tecnici, invece, è necessaria la dismissione di quella parte di impianto non in funzione e la bonifica di quell’area oltre all’adeguamento all’abbattimento delle emissioni primarie derivanti dai gas di scarico delle linee di sinterizzazione mediante un filtro a manica e una serie di altri significativi interventi.

ACCIAIERIA. Nelle acciaierie l’Ilva prevede di realizzare un sistema di aspirazione e desolforazione della ghisa in siviera oltre alla chiusura e copertura della Acciaieria n. 1 e la costruzione di un nuovo filtro a tessuto. Per i custodi tecnici, invece, per raggiungere gli obiettivi imposti dal tribunale del riesame e quindi per eliminare le situazioni di pericolo è necessario lo spegnimento e il completo rifacimento dell’Acciaieria n.1, oltre all’adeguamento con interventi strutturali nell’Acciaieria n.2.

AREA GESTIONE MATERIALI FERROSI. L’azienda guidata da Bruno Ferrante sarebbe intenzionata a utilizzare un impianto costituito da fog cannon: si tratta di un sistema in grado di abbattere la polvere eventualmente in sollevamento dall’area. L’Ilva, inoltre, ha annunciato di aver richiesto a una società di ingegneria un piano per la copertura dell’area dove avviene lo svuotamento delle paiole. I custodi invece ritengono necessario l’immediato fermo delle attività nell’area per il completo rifacimento delle strutture.

Una netta bocciatura, quindi, che tuttavia appariva evidente anche in considerazione dei fondi messi a disposizione dall’Ilva. Bruno Ferrante, infatti, ha spiegato che i 400 milioni di euro sono destinati alla realizzazione dei primi e più immediati interventi e che altri fondi arriveranno per ottemperare alle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale. Ma secondo indiscrezioni i custodi avrebbero stimato in oltre un miliardo di euro gli interventi da realizzare solo nel reparto cokerie. Un dato che da solo basta a spiegare la distanza fra gli interventi proposti dall’Ilva e quelli necessari per considerarsi ecocompatibili. Senza dimenticare che il tribunale del riesame, lo stesso citato più volte dai legali dell’Ilva nei passaggi più favorevoli all’azienda, ha scritto che l’attività produttiva potrà riprendere solo “in condizioni di piena compatibilità ambientale, una volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la salute dei lavoratori e della popolazione”.