L’Unione Europea, il governo federale tedesco, l’intero arco costituzionale rappresentato al Bundestag. L’intervista del premier Mario Monti pubblicata ieri da Der Spiegel doveva essere un modo per riavvicinare italiani e tedeschi, sotto tanti punti di vista, non ultimo quello economico-politico. E invece si è tradotto in un boomerang. A nessuno, in Germania, è piaciuto in particolare il passaggio nel quale il capo del governo italiano ha spiegato che “se i governi si facessero vincolare del tutto dalle decisioni dei loro parlamenti, senza mantenere un proprio spazio di manovra” afferma, “allora una disintegrazione dell’Europa sarebbe più probabile di un’integrazione”.

Apriti cielo. Piano piano si sono messe in fila le dichiarazioni di “correzioni” di tutti i partiti tedeschi, da destra a sinistra, dai liberali conservatori della Fdp ai socialdemocratici della Spd, ma poi anche del ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, dell’Unione Europea e del portavoce della cancelliera Angela Merkel

Monti: “Equivoco, tra governi e parlamenti interazione”. Nel pomeriggio Monti ha corretto il tiro, per dire il vero, parlando di equivoci, confermando che i governi devono “interagire” con i parlamenti, ma che serve flessibilità. “Non ho inteso in alcun modo auspicare una limitazione del controllo parlamentare sui governi – ha spiegato il capo dell’esecutivo – che, anzi, penso vada rafforzato. Ho solo voluto sottolineare la necessità di compiere passi avanti nell’integrazione europea” in cui “può rivelarsi necessaria una certa flessibilità”.

La precisazione è scritta: “Sono convinto – sottolinea il premier – che la legittimazione democratica parlamentare sia fondamentale nel processo d’integrazione europea. Proprio a questo fine nel trattato di Lisbona è stato opportunamente rafforzato sia il ruolo dei Parlamenti nazionali, sia quello del Parlamento europeo. Non ho inteso in alcun modo – assicura – auspicare una limitazione del controllo parlamentare sui governi che, anzi, penso vada rafforzato tanto sul piano nazionale che su quello europeo. L’autonomia del parlamento nei confronti dell’esecutivo non è affatto in questione, nell’ovvio rispetto, peraltro, di quanto previsto dagli ordinamenti costituzionali di ciascuno Stato europeo. Ho unicamente voluto sottolineare la necessità al fine di compiere passi avanti nell’integrazione europea che si mantenga un costante e sistematico dialogo fra governo e parlamento”.

“Nel corso dei negoziati tra governi a livello di Unione europea – spiega infatti Monti – può rivelarsi necessaria una certa flessibilità per giungere ad un accordo, da esercitarsi sempre nel solco di scelte condivise con il proprio parlamento. In questa ottica, ritengo che ogni governo abbia il dovere di spiegarsi e interagire in modo dinamico, trasparente ed efficace con il Parlamento, in maniera da individuare soluzioni, ove opportuno anche innovative e coraggiose, verso un comune obiettivo europeo”. “Ritengo che ogni governo abbia ildovere di spiegarsi e interagire in modo dinamico, trasparente ed efficace con il Parlamento, in maniera da individuare soluzioni, ove opportuno anche innovative e coraggiose, verso un comune obiettivo europeo”.

La sorpresa di Bruxelles. Tuttavia una certa sorpresa serpeggia nei corridoi di Bruxelles, al di là delle dichiarazioni ufficiali. Di un’intervista molto lunga e ricca di contenuti, l’unico elemento che è stato ritenuto, osservano al Berlaymont, è stata solo la frase sull’autonomia che i governi devono esercitare rispetto ai parlamenti nelle trattative Ue. “Forse non era opportuna”, fanno notare le fonti, ricordando che è da oltre un anno e mezzo che la Corte Costituzionale tedesca continua a rafforzare i poteri del Bundestag rispetto alle decisioni che vengono prese dalla cancelliera e dai ministri del suo governo a Bruxelles. La stessa Ue diverse volte ha già avuto a che fare con situazioni difficili innescate dai parlamenti nazionali, come per esempio era stato il caso della Slovacchia la cui assemblea si era opposta all’approvazione del piano di aiuti alla Grecia e dei fondi salvastato. “Dobbiamo rispettare il processo politico e le sue regole”, riassumono la situazione le fonti comunitarie, “non si può fare diversamente”.

Ferrero: “Monti come Hitler”. Sarebbe stato quasi cappotto se non fossero mancati all’appello per ore tutti i partiti italiani: nessuno ha commentato la frase di Monti fino al primo pomeriggio (cioè, in serie, dopo Ue, governo Merkel e tutti i partiti tedeschi). Inizia un tweet di Matteo Orfini (Pd): “Quella di Monti sul tema governo-Parlamento è una sgradevole sgrammaticatura. Che, fossi in lui, correggerei al più presto” scrive. 

Intervengono poi le due forze d’opposizione in Parlamento. “Tutti i giorni sono vittima di unfuoco incrociato, a causa delle critiche che muovo al governo Monti per aver ridotto il Parlamento al ruolo di notaio e per l’eccessivo ricorso alla fiducia e alla decretazione d’urgenza – afferma il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro – Con l’intervista a Der Spiegel è stato lo stesso Monti ad aver chiarito al mondo intero quale sia la sua visione della democrazia parlamentare, ossia di considerare le Camere un impedimento. Le sue affermazioni sono gravissime, una lesione alla Costituzione”. 

Rincara Gianpaolo Dozzo, capogruppo della Lega alla Camera: “Non ci stupisce affatto la scarsa considerazione che il premier Monti ha del Parlamento e quindi della sovranità popolare: ha sempre proceduto con decreti legge e a colpi di voti di fiducia, svilendo, come forse nessun presidente del Consiglio ha mai fatto dalla nascita della Repubblica, le prerogative delle Camere e dei parlamentari. Del resto la democrazia non è materia che si impara all’università: è una vocazione naturale, o la si ha oppure no”.

Durissimo il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: “Le prese di posizione di Monti sulla necessità che i governi si autonomizzino dai parlamenti, cioè dal volere popolare, sono così di destra e antidemocratiche da aver spaventato perfino la destra tedesca. Effettivamente Hitler dopo aver vinto le elezioni nel 1933 aveva fatto votare al Parlamento tedesco una legge che delegava al governo sia l’attività amministrativa che quella legislativa, dopodichè il parlamento tedesco non si riunì più“.

Poi si gonfiano le critiche anche nella maggioranza. In serie si fanno sentire Maurizio Bianconi, Osvaldo Napoli e Guido Crosetto del Pdl: “”Il presidente Monti – ha detto Monti – ha pronunciato una frase grave e pesante che spero sia stata fraintesa, che avrebbe dovuto suscitare reazioni in Italia, prima che in Germania”. Ma nel Pd qualcuno, come Francesco Boccia, difende il presidente del Consiglio.

Il governo tedesco: “Il controllo del Parlamento è fuori discussione”. La voce più autorevole che in Germania si è levata all’indomani dell’intervista è stata quella del governo federale, come detto. Prima con il ministro degli Esteri tedesco, Westerwelle: “Il controllo parlamentare della politica europea è fuori da ogni discussione”, ha puntualizzato perchè c’è “bisogno di un rafforzamento, non di un indebolimento della legittimazione democratica in Europa”. Né in Germania, né altrove, ha poi puntualizzato Westerwelle, “il tentativo di costruirsi un profilo per ragioni di politica interna” può diventare misura del proprio agire, perchè “la situazione politica in Europa è troppo seria, c’è troppo in gioco”. “Il tono del dibattito – ha proseguito Westerwelle – è molto pericoloso. Dobbiamo fare attenzione a non danneggiare l’Europa”.

Poi con la dichiarazione, pur dai toni diplomatici, del portavoce della cancelliera Angela Merkel, Georg Streiter: “E’ opinione della cancelliera che noi in Germania, con la giusta misura tra il sostegno parlamentare e la partecipazione del parlamento, siamo andati avanti sempre bene”. “Le decisioni dei governi devonoavere una legittimazione democratica – ha aggiunto Streiter – E non da ultimo recentemente abbiamo anche ricevuto alcune indicazioni dalla Corte costituzionale sul fatto che il parlamento debba essere coinvolto in misura maggiore, piuttosto che in misura minore”. Streiter ha anche aggiunto che la cancelliera Merkel non condivide le preoccupazioni di Monti sulla reputazione della Germania in Europa: “Sarebbe opportuno riportare un pò di calma nel dibattito”.

Si aggiunge poi un’altra voce nient’affatto che irrilevante, cioè quella del presidente del bundestag Norbert Lammert (Cdu). Autonomia che i governi dovrebbero mantenere nei confronti dei parlamenti nazionali nelle trattative europee? “E’ vero il contrario” risponde, perché “è meglio deludere i mercati che non rispettare la democrazia”. Per il presidente del Parlamento tedesco il sostegno parlamentare sulle intese riguardanti la politica europea non solo è richiesto senza eccezioni dalla costituzione, ma è anche un presupposto essenziale per ottenere il consenso dei cittadini. “In ogni caso – ha considerato Lammert – è comunque più accettabile che le aspettative dei mercati vengano deluse dai nostri ordinamenti giuridici e dalla nostra democrazia che non il contrario”.

L’Ue: “Rispettiamo le competenze dei Parlamenti”. E da qui al tirare per una manica i vertici delle istituzioni europee il passo diventa breve: “Rispettiamo pienamente le competenze dei Parlamenti nazionali” nel quadro dei processi decisionali previsti dai trattati Ue per l’adozione dei provvedimenti finanziari ha chiarito stamani il portavoce della Commissione Europea, Olivier Bailly. Dopo aver precisato di non commentare nello specifico le frasi attribuite a Monti o l’intervista nella sua interezza, il portavoce ha però ricordato quella che è la posizione della Commissione europea. 

Per Bruxelles, i paesi membri hanno deciso di seguire “regole chiare e fissate in testi ratificati” quando si tratta di adottare e applicare provvedimenti finanziari. In particolare, ha ricordato Bailly, “le decisioni prese dai governi a Bruxelles, specialmente a livello di Eurozona, devono essere approvati sulla base di procedure nazionali. E in alcuni paesi queste procedure prevedono che i provvedimenti siano approvati dai parlamenti nazionali. Noi rispettiamo pienamente le competenze dei parlamenti nazionali” fissate nell’ambito di questi processi.

Gli alleati della Merkel: “Attentato alla democrazia”. Ma la polemica è divampata in particolare in Germania. Molto duri gli attacchi dai falchi della coalizione di maggioranza, i liberali dell’Fdp (i liberali) e i cristiano-sociali bavaresi della Csu, mentre appare più conciliante la posizione della Cdu della cancelliera Angela Merkel. Addirittura di “attacco alla democrazia” parla il segretario generale della Csu, Alexander Dobrindt: “Il signor Monti ha evidentemente bisogno di una chiara presa di posizione. Noi tedeschi non siamo pronti a cancellare la nostra democrazia per finanziare i debiti italiani”. Per il capogruppo liberale Rainer Bruederle bisogna “fare attenzione” che nel necessario processo di riforme “l’Europa rimanga sufficientemente legittimata dal punto di vista democratico”.

Sul portafoglio dei tedeschi punta invece l’euroscettico liberale Frank Schaeffler, secondo cui “Monti vuole risolvere i suoi problemi facendoli pagare ai contribuenti tedeschi”. Più morbido il parlamentare della Cdu Michael Grosse-Broemer, per cui se pure resta decisiva la capacità d’agire dei governi, “ciò non giustifica in nessun modo il tentativo di limitare il necessario controllo parlamentare”. Sul fronte dell’opposizione, nette le parole della socialdemocratica Spd che, sempre a proposito dell’autonomia dei governi dai parlamenti nazionali invocata dal premier italiano, per bocca del vicecapogruppo al Bundestag, Joachim Poss, ha considerato come “l’accettazione dell’euro e del suo salvataggio viene rafforzato dai parlamenti nazionali e non indebolito”. Evidentemente, ha proseguito Poss intervistato dal Rheinische Post, “gli anni di Berlusconi hanno indebolito l’immagine del ruolo del parlamento”.

La stampa tedesca: “Singolare concezione della democrazia”. L’intervista a Monti, oltre che ai politici, non è piaciuta nemmeno alla stampa tedesca, che oggi non risparmia critiche, in particolare sulla frase riguardante i presunti vincoli parlamentari all’azione di governo. “C’è davvero da meravigliarsi per le ricette che Monti offre per superare la crisi”, nota la Frankfurter Allgemeine Zeitung, sottolineando che l’idea secondo la quale un governo dovrebbe “educare” il proprio parlamento “tradisce, per dirla in maniera prudente, una strana concezione della democrazia”. “L’Europa può continuare ad esistere”, prosegue ironicamente la Faz, “solo se i parlamenti nazionali non hanno preferibilmente più niente da dire? Il Bundesverfassungsgericht (la Corte Costituzionale, ndr) ne prenderà atto con interesse”.

L’allusione del giornale riguarda la Corte Costituzionale di Karlsruhe, che il 12 settembre è chiamata a stabilire se il fondo salva-stati Esm è compatibile con la Costituzione tedesca. Sulla richiesta del professore di una migliore comunicazione delle decisioni dell’Eurozona la Faz stigmatizza che Monti è stato “il solo dopo il vertice europeo di giugno ad infrangere gli accordi in base ai quali spettava al presidente Herman van Rompuy di comunicare le decisioni prese”. “L’esclusiva interpretazione di Monti dei risultati del vertice – polemizza il giornale – è stata la causa principale dei malintesi del giorno dopo”.

Anche il progressista Tagespiegel scrive in un editoriale dal titolo “Mai senza il parlamento” che “parole strane sono uscite dalla bocca di un uomo che dovrebbe sapere meglio” di cosa parla. “Il professore sembra non tenere in gran conto i parlamentari d’Europa, in ogni caso è contrario a che i rappresentanti popolari dicano la loro fino all’ultimo dettaglio sul salvataggio dell’euro”. Il quotidiano berlinese rileva che “in segreto anche la Merkel la pensa forse alla stesa maniera, ma al momento si guarderebbe bene dal minimizzare l’influenza dei parlamentari, tanto più nel proprio Paese”. Per il Tagesspiegel sarebbe “fatale se si facesse largo la sensazione che i tecnocrati ne sanno di più dei rappresentanti popolari su come mantenere l’euro. Governare significa anche convincere gli avversari politici”. Per la Ostsee-Zeitung di Rostock è “possibile che il presidente del Consiglio italiano sia infastidito dall’occasionale caos nel parlamento di Roma, ma è in parlamento che scocca l’ora della democrazia, oppure non scocca”. “Con la sua uscita Monti ha a dir poco rivelato una singolare concezione della democrazia, per un uomo che non si è mai dovuto battere in una campagna elettorale per arrivare alla guida del governo”, conclude il giornale, secondo il quale “Monti si è incaponito e questo bisogna dirglielo chiaramente”.