Tredici condanne fino a 24 anni di reclusione. Le richieste dell’accusa nel processo milanese a carico dei presunti boss della ‘ndrangheta della cosca Valle, con base tra Milano e Pavia e infiltrata nel tessuto economico e imprenditoriale lombardo sono state accettate. Le pene più pesanti  (24 anni) sono state inflitte a Francesco Valle, patriarca di 74 anni, e a suo figlio Fortunato. Il Tribunale di Milano ha dichiarato per entrambi lo stato di “delinquenza abituale”. In più i due presunti boss, a pena espiata, dovranno andare per tre anni in una ‘casa lavoro‘, una struttura del dipartimento penitenziario dove, in regime di detenzione, dovranno svolgere attività lavorative.

Sempre questa mattina la Dda di Milano aveva chiesto una condanna a 4 anni di reclusione per Giancarlo Giusti, l’ex gip del Tribunale di Palmi arrestato lo scorso marzo per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa in uno dei filoni dell’inchiesta sulla cosca dei Valle-Lampada. Stessa richiesta nel corso del processo con rito abbreviato davanti al gup Alessandra Simion per l’avvocato Vincenzo Minasi che, secondo l’accusa, era uno dei rappresentanti della cosiddetta “zona grigia” della ‘ndrangheta. Stando alle indagini del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Paolo Storari e Alessandra Dolci, Giusti – 45 anni, dal 2001 giudice delle esecuzioni immobiliari a Reggio Calabria, dal 2010 gip a Palmi e poi sospeso dal Csm con l’arresto – sarebbe stato a libro paga dell’organizzazione criminale.

La mafia calabrese dei Lampada, secondo l’accusa, oltre ad offrirgli “affari”, avrebbe appagato quella che nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Giuseppe Gennari era stata definita una vera e propria “ossessione per il sesso”, facendogli trovare “prostitute” in alberghi di lusso milanesi, con le spese di soggiorno e di viaggio comprese nel prezzo della corruzione.  Anche il direttore dell’hotel milanese ‘Brun’(frequentato da Giusti), accusato di favoreggiamento personale, era stato arrestato e per lui i pm hanno chiesto 1 anno e 6 mesi, mentre per Domenico Gattuso, ritenuto un fiancheggiatorè della cosca, sono stati chiesti 6 anni di carcere. Giusti, in particolare, si sarebbe messo a disposizione di Giulio Lampada (a processo con rito ordinario assieme ad altri). Con Lampada sarebbe stato socio occulto di un società off-shore “amministrata” dall’avvocato Minasi (le cui dichiarazioni ai pm hanno fornito riscontri) e che si aggiudicò “5 lotti immobiliari” all’asta, nel marzo 2009, del valore di circa 300 mila euro. Il processo ai quattro imputati potrebbe terminare il prossimo 24 settembre.