Napolitano ha paura di quell’intercettazione con Mancino, io non so cosa si siano detti, ma se in quella intercettazione ci fossero delle rassicurazioni d’impunità da parte del capo dello Stato all’indagato Nicola Mancino, allora dovrebbe dimettersi”. È una reazione indignata quella di Salvatore Borsellino, dopo la notizia del conflitto d’attribuzione sollevato dal Quirinale nei confronti della procura di Palermo davanti la Corte Costituzionale. Qualche settimana fa, dopo la pubblicazione delle intercettazioni tra il consigliere giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, Borsellino si era chiesto se non fosse stato il caso d’invocare l’impeachment per Giorgio Napolitano, se fosse emerso un suo coinvolgimento diretto e consapevole nelle conversazioni per tutelare l’ex ministro dell’Interno dall’indagine della procura di Palermo sulla trattativa Stato – mafia. “Stavo finendo di parlare alla conferenza stampa delle Agende Rosse per presentare le manifestazioni in ricordo della strage di via d’Amelio. Stavo proprio dicendo che forse avevo esagerato a parlare d’impeachment per Napolitano, che quelle parole erano dettate dalla rabbia. Non sapevo ancora di questa incredibile iniziativa del capo dello Stato”.

Per il Quirinale quelle chiamate intercettate – e mai trascritte – dal telefono di Mancino mentre parla con Napolitano sarebbero lesive delle prerogative costituzionali del presidente della Repubblica. “Io non vedo alcun conflitto – dice Borsellino – qui si tratta delle intercettazioni di un soggetto sottoposto ad indagine. A questo punto devo dire che non solo non ho esagerato a chiedere l’impeachment, ma credo che adesso sia in atto un attentato alla Costituzione da parte del presidente della Repubblica.”

Borsellino parla anche della possibile contestazione al capo dello Stato durante la manifestazione in ricordo della strage di via d’Amelio. “Contesteremo con il silenzio l’eventuale intervento di rappresentanti delle istituzioni in via d’Amelio dove invece delle corone dovrebbero portare verità e giustizia. Il presidente della Repubblica, purtroppo, nonostante ricopra il grado più in alto nelle istituzioni, sfugge al giudizio da parte delle persone. Si è recato in via d’Amelio furtivamente il 23 maggio, quand’era deserta, per non dover venire il 19 luglio quando ci saremo noi. Invece di portare verità e giustizia in via d’Amelio le istituzioni attaccano la procura che cerca di capire cosa ci sia dietro quell’eccidio e chi abbia voluto la morte di mio fratello. Quello di Napolitano è il gesto impudente del potere che sceglie di fare un’iniziativa del genere proprio due giorni prima del 19 luglio: uno schiaffo a chi come noi spera che l’indagine della procura di Palermo possa portare verità e giustizia”.