Sulle buste è scritto “pronta da consumare”, ma in realtà le insalate e verdure confezionate andrebbero nuovamente lavate. O meglio, direttamente evitate, a causa della presenza di molteplici microrganismi, alcuni dei quali patogeni. È quanto emerge da un studio fatto dall’Università di Torino. Negli ultimi dieci anni è decuplicato il consumo di insalate e verdure confezionate: già lavate tagliate e asciugate. Eppure, a guardare i risultati delle analisi su insalate e verdure confezionate, fatte dall’Università di Torino, e anticipati dal Salvagente, non c’è da stare tranquilli. La carica batterica totale, che è un indicatore della freschezza e qualità dei prodotti, è risultata eccessiva nel 40% dei prodotti e questo proprio nel giorno del confezionamento degli stessi. Dopo 5-7 giorni poi, a prodotto ancora non scaduto secondo quanto riportato sulle buste, la carica batterica è risultata eccessiva per ben un 87% delle verdure confezionate. Lo stesso è accaduto facendo l’analisi dei batteri coliformi, indicatori di igiene e degenerazione: troppi per il 30% delle verdure già lavate nel giorno del confezionamento, percentuale che arriva al 60% dei prodotti nel giorno della scadenza. Risultano più colpite le verdure con la foglia tagliata, come le insalate, per ché l’epitelio rotto ha una maggiore predisposizione alla contaminazione ambientale, e gli spinaci, per la presenza di terra nelle confezioni. Addentrandosi poi nello specifico delle analisi, si nota la presenza di pericolosi germi patogeni quale: Enterobacter Sakazakü nel 10% dei prodotti, Pseudomonas nel 17% e lo Staphylococcus nel 18%. E perfino di Escherichia Coli nel 3% delle buste.

“I casi di Escerichia Coli” dice Gabriella Amisano, uno degli autori dello studio “sono solo potenzialmente patogeni, perché non essendo stata fatta la sierotipizzazione non vi è conferma. La nostra indagine è stata qualitativa, non quantitativa. Sappiamo che il Coli è un germe è indicatore di inquinamento fecale. Ma la sua quantità ne decide la pericolosità. Se però esso è posto in condizioni ottimali può moltiplicarsi e arrivare a un numero significante”. Del resto in Italia non c’è ancora una legge che stabilisca dei seri parametri microbiologici. O meglio l’anno scorso è stata approntato un testo normativo generico, con indicazioni su tracciabilità e trasparenza delle verdure confezionate, che doveva essere seguito (entro tre mesi) da un decreto attuativo che non è mai arrivato. E che comunque, modificando le norme di commercializzazione dei prodotti, avrà poi bisogno dell’approvazione della Ue. Quindi di altro tempo. Sicché ad oggi il comparto si regola osservando i soli limiti ai microrganismi patogeni imposti dalla normativa europea (reg.2073/05): nel caso si oltrepassino i limiti, non si incorre in alcuna sanzione, ma piuttosto una revisione del processo produttivo. 

Certo, da un punto di vista nutrizionale o di prevenzione alimentare, non ha molto senso mangiare insalata già lavata e confezionata. Così è stato dimostrato in uno studio (peraltro stranamente ancora unico nella letteratura scientifica) pubblicato sul British Jornal of Nutrition nel 2002. Lo studio ha analizzato il plasma di persone a cui è stata data lattuga fresca e, dopo tre giorni, lattuga conservata in atmosfera modificata (oggi detta paradossalmente “protetta”). Si è scoperto che nell’insalata confezionata c’è una perdita delle sostanze antiossidanti, come vitamine o caroteonoidi o flavoidi, fondamentali nella prevenzione alimentare delle malattie cronico-degenerative che tanto affliggono la nostra società. Lo studio è stata fatto dal nostro Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), che però da ieri non esiste più a grazie all’opera di spendig review del governo. Infatti il ministro Mario Catania ha appena deciso di sopprimerlo, facendoci diventare l’unico fra i paesi sviluppati che mancherà di un istituto nazionale della nutrizione, mentre l’Europa investe tanti e tanti soldi nella prevenzione alimentare: a cui peraltro in futuro dovremo rinunciare, dato che l’istituto è stato soppresso. È dell’ultimo minuto la notizia che il direttore esecutivo dell’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, sta inviando una lettera al governo in cui esprime la sua preoccupazione di trovarsi con uno stato membro che manca d’un istituto nazionale di nutrizione. 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

In merito all’articolo “Lavate e asciugate ma piene di germi” pubblicato sul numero 27 de Il Salvagente e ripreso da alcune testate, AIIPA Sezione Prodotti Ortofrutticoli di IV Gamma, Associazione rappresentativa dei produttori che operano sul mercato italiano del fresco confezionato di IV Gamma, rileva con sconcerto il macroscopico e ingiustificato travisamento del quadro normativo nazionale ed europeo in materia di parametri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari, dei risultati della ricerca effettuata dal Dipartimento di Sanità Pubblica e di Microbiologia dell’Università di Torino e dello studio sui valori nutrizionali della verdura confezionata svolto nel 2002 dall’INRAN. Pur facendo salva la facoltà del redattore di esprimere opinioni e convincimenti personali, infatti, AIIPA Sezione Prodotti Ortofrutticoli di IV Gamma ritiene che vi sia stato un uso quanto meno discutibile di tale facoltà a totale scapito della correttezza e completezza dell’informazione resa ai lettori, accompagnata da affermazioni prive di riscontro quando non mistificanti.

AIIPA Sezione Prodotti Ortofrutticoli di IV Gamma dissente dal tono allarmistico e dai contenuti dell’articolo su vari punti. Innanzitutto, viene più volte citata una presunta normativa francese che tale non è, trattandosi di un manuale di corretta prassi igienica talmente datato da non essere più applicato neppure in Francia. Inoltre, si parla impropriamente di “rischio di tossinfezione” promuovendo a “patogeni”, microrganismi che tali non sono. Nell’articolo, si sostiene che l’87% delle insalate siano risultate “irregolari”, sebbene nessuno dei parametri microbiologici previsti dal Regolamento europeo 2073/2005 risulti superato: dunque, tutti i campioni sono da considerare del tutto regolari. Il redattore menziona in modo improprio termini quali “carica mesofila totale” e “colimetria”, peraltro senza spiegarne il significato ai lettori.

Non si dice, ad esempio, che la positività ai mesofili è stata ottenuta in condizioni di laboratorio che appaiono talmente lontane da quelle di un prodotto in commercio da essere state abbandonate. Si omette di segnalare anche che i coliformi e l’Escherichia Coli sono indicatori di igiene del “processo produttivo” e non, come affermato, del “prodotto”. Viceversa, non ci si perita di dare per assodata la presenza di Escherichia Coli patogena, quando chi ha eseguito la ricerca si esprime chiaramente in termini dubitativi, non essendo stati effettuati ulteriori e specifici esami a riprova. Del tutto erroneamente, inoltre, si afferma che la violazione del Regolamento 2073/2005 non comporta sanzioni per l’azienda produttrice, ma solo la revisione del processo produttivo. La presenza di patogeni, invece, se riscontrata nel corso di un controllo, avrebbe generato l’obbligo di Allerta comunitario e determinato pesanti sanzioni penali, oltre al ritiro/richiamo dei prodotti.

AIIPA Sezione Ortofrutticoli di IV Gamma, infine, contesta il contenuto del box “Ma le vitamine scompaiono”, dove si riportano – travisandoli e distorcendoli per l’ennesima volta – i contenuti di una datata ricerca dell’INRAN del 2002. Tale studio, infatti, non evidenzia alcuna sostanziale differenza tra fresco sfuso e confezionato, sottolineando anzi come il contenuto di Vitamina C nel fresco confezionato, dopo una settimana, risulti quasi il doppio rispetto alla verdura non confezionata.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Il Responsabile della Sezione

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Avv. Domenico Stirparo