C’è un’unica voce, nella bozza circolata ieri sulla spending review, che riguarda direttamente Palazzo Chigi. È la diminuzione, di 5 milioni nel 2012 e di 10 per il 2013 del “fondo di funzionamento” della Presidenza del Consiglio. Una miseria se pensiamo che, quando al governo c’erano i berlusconi, i brunetta e le brambille, quel fondo lievitò in un solo anno da una previsione di 363 milioni di euro a un consolidato quasi doppio di 616. Per “pesare” la misura basti pensare che solo sul capitolo “auto blu” il palazzo di governo segna in un anno la cifra di 9 milioni di euro, e nulla è cambiato nemmeno con le “severe” norme varate da Brunetta. Come prima, infatti, i capi dipartimento della Presidenza dispongono di due autisti dedicati e di una macchina. L’unica differenza formale è che l’auto è in capo al dipartimento e non più al dirigente. È per l’appunto una formalità. Oggi come allora infatti , quell’automobile serve che è a capo del dipartimento.

NON È L’UNICA anomalia di una macchina che non riesce a riformare se stessa. Bruno Stramaccioni, sindacalista Usb a Palazzo Chigi, ne cita diverse altre: “Hanno esternalizzato i servizi informatici. Sa quanto costano? Undici milioni di euro nel triennio. Hanno azzerato un comparto che funzionava, con professionalità che si erano formate con anni di lavoro, per fare cosa? Per darlo alla Selex?”.

Il problema delle auto blu, poi, è strettamente connesso alla presenza di forze di polizia all’interno del Palazzo. All’ultimo censimento ce n’erano oltre 500 sui circa 4100 impiegati della Presidenza. “Tra questi 259 – spiega Stramaccioni – scadevano al 30 giugno. A quella data sarebbero dovuti tornare nelle loro amministrazioni di provenienza: polizia, gdf, penitenziaria. Il dipartimento invece ha chiesto la proroga per tutti. Resteranno qui: a guidare le auto, a vigilare sull’ufficio passi, ma anche a stare negli uffici, cosa che non dovrebbero poter fare”. Pazienza. Tutto resta immobile nei corridoi del Palazzo.

Ricordate la struttura di missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia? A un anno dalla sua scadenza naturale, è ancora lì. A guidarla è sempre Giancarlo Bravi, pensionato da diversi anni, rimasto in Presidenza con una consulenza. Anche questa struttura di missione dovrebbe andare a scadenza, ma pare già pronta la soluzione: verrà trasformata in una struttura di missione per gli Eventi. Niente taglio.

A fronte di spese che continuano ad essere fuori controllo, di dirigenti arrivati per diretta collaborazione di politici, e poi rimasti, senza né arte né parte, nei posti direttivi dell’amministrazione di governo (o anche a non far niente), tra i dipendenti serpeggia il malumore. “Vogliono mandare a casa il 10% dei dipendenti della pubblica amministrazione? Inizino da questi raccomandati che ricoprono posti di responsabilità senza aver sostenuto concorsi e senza titoli adeguati”.

NEI MEANDRI di questa amministrazione pietrificata ci sono anche due curiosità. La prima: Mario Monti non ha compiuto nessun atto formale per rinunciare al proprio compenso (ovviamente non l’ha ritirato e non lo farà, ma non c’è nessuna regola perchè non lo faccia in futuro). La seconda: il ministro Moavero non ha dato i propri ferimenti bancari all’ufficio del personale. È lì da mesi ma non sanno come pagarlo.

da Il Fatto Quotidiano del 4 luglio 2012