Quando i nuovi potenti computer hanno permesso di incrociare milioni di dati si sono scoperte alcune cose pazzesche.
Innanzi tutto le nonne muoiono pochissimo prima di Natale. Non tutte le nonne, solo quelle molto religiose e attaccate alle tradizioni. Non muoiono prima di Natale se sono cristiane. Quelle di altre religioni non muoiono prima della loro festa più importante. Succede perché in quelle occasioni le famiglie si riuniscono e loro rivedono i nipotini. Il desiderio abbassa notevolmente le probabilità di spirare. Dopo le feste poi c’è un’ecatombe che rimette a posto le statistiche.

Un’altra ricerca ha individuato circa 3000 guarigioni scientificamente strane. Decorsi del malanno anomali. Poi i ricercatori sono andati ad intervistare i miracolati e hanno scoperto che erano guariti in 1500 modi diversi.
Alcuni dicevano di aver trovato un guru, altri di essere stati guariti da un medico eccezionale.
Altri avevano inventato sistemi di cura folli come buttarsi nell’acqua di fiume alle 5 di mattino (in inverno).
Un signore di Trieste era così guarito dalla leucemia. In seguito era stato imitato da altri leucemici che però erano morti tutti di polmonite.
Si è scoperto così che le guarigioni anomale hanno tutte un elemento in comune: il “miracolato” deve essere convinto assolutamente di aver trovato la terapia giusta. La scelta della cura deve venire da una personale ricerca e da un forte coinvolgimento emotivo. Se semplicemente una persona ci prova perché imita qualcun altro la cura non funziona. Attenzione: non sto dicendo che tutti quelli che sono coinvolti emotivamente poi guariscono, il coinvolgimento emotivo non è certezza di successo… Ma se guarisci, sicuramente sei coinvolto emotivamente nella cura.

Altre ricerche hanno confermato in altro modo lo stesso dato. Un medico ottimista e simpatico ottiene mediamente un 25% in più di guarigioni di un medico pessimista e poco empatico. Cioè se il medico ti dice: “morirai sicuramente” è più probabile che muori veramente.
Fino agli anni ’90 molti scienziati erano convinti che fossero possibili interazioni tra stato di salute ed emozioni ma si parlava allora di disturbi psicosomatici. In sintesi si credeva che il cervello potesse inventarsi malanni inesistenti oppure smettere di percepire il dolore. Un fenomeno che veniva spiegato attraverso la suggestionabilità della mente.
Poi si è scoperto che non funziona così.

Facciamo un esempio: un malato assume ogni giorno morfina per calmare il dolore. Poi un giorno la morfina viene sostituita con acqua distillata.
E il dolore cessa ugualmente. Ma questo fenomeno non avviene nel cervello. L’acqua distillata attiva gli stessi ricettori che attivava la morfina e innesca la stessa catena di reazioni fisiologiche.
Il dolore non viene annullato dal cervello inconscio ma dalle stesse reazioni fisiologiche attivate dalla morfina. Un fenomeno piuttosto curioso!

Le ricerche sul placebo (che è una medicina finta) confermano anch’esse questo dato.
Quando si sperimenta un nuovo medicamento si fa un test su 3 gruppi di persone con malattie simili.
Al primo gruppo si somministra il farmaco, al secondo il placebo, al terzo non si dà nessun medicamento. Spesso il risultato è strano. Per semplificare diciamo che un quarto dei pazienti che non vengono curati guarisce comunque, di quelli che prendono il placebo guariscono la metà e di quelli che prendono la medicina il 75%. Si valuta che uno scarto di guarigioni del 15% tra medicina vera e placebo è già una prova positiva dell’efficacia della cura.

In pratica, la differenza tra una medicina vera e un placebo è spesso esigua.

Il che conferma in modo indiscutibile la possibilità della mente di sviluppare capacità notevoli di autocura del corpo.
Tutte queste informazioni stanno cambiando il modo di pensare.
Si inizia a capire che la vita che fai, quello che pensi, il tuo atteggiamento, incidono sulla salute tanto quanto sulle tue relazioni sociali e che quel che mangi e come ti muovi, agisce su quel che pensi e sul tuo stato emotivo.
La musica può far dimagrire, i baci d’amore aumentano le difese immunitarie, la danza dà il buon umore, lo zucchero raffinato rende nervosi, i generosi sono più longevi e la paura dei ladri e dei falsi amici fa strage di miliardari.

Se si diffondesse la coscienza di questa profonda relazione le persone sarebbero costrette a cambiare le loro priorità.
E magari gli oppressi comprenderebbero che è necessario ribellarsi per evitare la gastrite.
La conoscenza del rapporto tra mente e corpo potrebbe provocare una grande rivoluzione sociale.
E in effetti è quel che sta succedendo. Molti economisti hanno proposto di affiancare al dato del PIL (Prodotto Interno Lordo, cioè il denaro che gira) con il PIF (Prodotto Interno Felice, cioé il livello di soddisfazione delle persone).
(Ok… Il Pif me lo sono inventato)

Nel prossimo articolo di questa serie ti parlerò d’amore e di rivoluzione.