Ho ancora nitida quell’immagine. Le sei di sera di venerdì 21 dicembre 2012. In viaggio con moglie e figli per passare il Natale dai miei genitori. La voce querula di Signorini, portavoce di Palazzo Chigi, annunciò che il governo aveva decretato l’uscita dall’eurozona e il passaggio alla Bungalira.

Le banche sarebbero rimaste chiuse e i conti correnti congelati per permettere un’ordinata transizione. “Splendido!” pensai “Berlusconi ha mantenuto la promessa!” Mi prese un moto di orgoglio per aver eletto uno statista eccezionale. Noi Italiani avremmo recuperato la dignità. Con la sovranità monetaria avremmo svalutato a manetta, magari solo per dispetto alla kulona. Ci saremmo arricchiti come nababbi vendendo scarpe che tutto il mondo ci invidia. La spesa pubblica poteva raddoppiare all’istante, tanto stampando banconote a go go tutto si risolveva.

Immaginavo quelle banconote fruscianti traboccare dalle mie tasche. Fu allora che mi si impresse l’immagine. Era un gregge che attraversava la strada seguendo un somaro. Al distributore la benzina era razionata perché le compagnie petrolifere non mandavano le autobotti. Dopo due ore di fila implorando riuscii a mettere 10 litri pagando 50 euro. Ero furibondo ma sapevo che l’indomani con le Bungalire, il ministro dell’Economia Santanchè avrebbe messo tutto a posto.

L’indomani, le Bungalire non apparvero. I negozi avevano triplicato i prezzi e nessuno faceva credito. Mi ero portato solo 500 euro, tanto c’era il bancomat e poi il governo diceva che usare il contante è da criminali. I 500 euro finirono in due giorni. Fu un Natale mesto. In piazza, dopo la Messa nessuno parlava. I berluscones irriducibili affettavano entusiasmo. Il 26 da Roma ci avvertirono che benzina e cibo erano introvabili.

Il governo aveva bloccato internet per evitare che i comunisti diffondessero il panico e anche i telefoni funzionavano male. Forse con l’apertura delle banche si sarebbe trovata una soluzione. Ma il 27 le banche rimasero chiuse. Sulla CNN un esperto spiegò che per le nuove banconote occorrevano almeno 6 mesi. Chi capiva l’inglese fu colto dal panico che si trasmise anche agli analfabeti. Chi aveva ancora qualche euro lo teneva stretto e comprava solo il minimo indispensabile, a prezzi ormai stratosferici. Ma molti avevano finito anche gli spiccioli ed erano alla fame. I malati che non potevano comprare le medicine si accalcavano negli ospedali, ma anche lì era tutto esaurito. Alla borsa nera si trovavano antibiotici, ma spesso erano taroccati.

Il 6 gennaio su ordine dei ministri Santanchè e Scilipoti, le banche emisero assegni di piccolo taglio in Bungalire al tasso di cambio uno a uno con l’euro. La gente sospirando ritirò i Bungassegni. Ma quando cercarono di spenderli nessuno li accettò. Solo alcuni commercianti di fronte a bambini emaciati decisero di cambiare dieci Bungalire per un euro. Stipendi, pensioni e i fornitori vennero pagati dal governo Berlusconi in Bungacambiali della Banca d’Italia depositate su conto correnti bancari. Ma queste cambiali valevano meno di zero e l’inflazione raggiunse il 500% mensile.

Tutti i movimenti di capitali con l’estero erano bloccati e il possesso di banconote straniere (euro inclusi) era punita con l’arresto. I fallimenti non si contavano. Le banche pretendevano i pagamenti dei debiti in euro, ma concedevano prestiti in Bungalire. La ministra Santanchè in Tv strillava con sicumera che con il 90% di svalutazione le merci italiane avrebbero invaso i mercati. Ma le imprese non avevano i soldi per pagare le materie prime e agli Italiani nessuno faceva credito. Il governo non era in grado di ripagare Bot e Cct per cui l’Italia era tagliata fuori dai circuiti finanziari.

Con un’eccezione: Berlusconi. A sua insaputa aveva trasferito il patrimonio ai Caraibi prima di annunciare l’uscita dall’euro. Ora la gente normale per vivere è costretta al baratto. Gli stipendi sono solo un ricordo sbiadito. Sovrapposto a quell’immagine delle pecore.

Il Fatto Quotidiano, 24 Giugno 2012