La prevenzione alimentare accerta il diritto alla salute che dovrebbe essere garantito a ogni cittadino, ad ogni essere umano, e anzi vivente. In Italia tale prevenzione è affidata a un Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) che, come abbiamo già scritto, sta per essere abolito, e che per tanti anni è stato un Istituto di Nutrizione della Casta. Difatti l’Inran, come diversi altri enti pubblici di ricerca, è stato trasformato in un ente di ricerca di stipendio per politici (insediati ai vertici o come Commissari al posto degli scienziati) e dello scambio di favori, veicolando soldi pubblici in opere e nomine discutibili.

Sicché oggi il governo si prepara a smantellare alcuni enti legati all’agricoltura, di cui è stato già scritto in questo giornale, mettendo sullo stesso piano l’Assi, cioè l’Agenzia per lo Sviluppo Del Settore Ippico, e l’Inran, che avrebbe il compito di guidarci a una giusta nutrizione, illuminata dalla ricerca, per prevenire una parte non irrilevante delle nostre malattie cronico-degenerative (ormai dilagate), e dunque una parte dei decessi.

E così, mentre l’Europa stanzia cospicui investimenti per un nuovo programma ventennale di ricerca sulla nutrizione come primo strumento di prevenzione, L’Italia sta per smantellare l’istituto che intercetta tali finanziamenti e che è già coinvolto in tre reti di eccellenza internazionale, adottando l’anglicismo eufemistico di “spending review”. Ciò appare paradossale in quanto, la prevenzione alimentare (se ben fatta) permette di risparmiare notevolmente sui costi privati della salute, rallentando il collasso del sistema sanitario nazionale

Certo, considerando che l’Inran ha un buco di circa oltre 7 milioni di euro in bilancio, verrebbe da smantellarlo a chiunque. Ma occorre riflettere su come si sia arrivati a tale punto, e soprattutto chi ne abbia la responsabilità. A guardare il bilancio degli ultimi 10 anni, salta all’occhio che parte della “esposizione finanziaria” (ossia il buco di liquidità) è ascrivibile a una ristrutturazione della sede che è costata oltre 9 milioni di euro:  è stata autorizzata quand’era Ministro Mipaaf Gianni Alemanno, e presidente dell’Istituto Ferdinando Romano (già annoverato fra gli Alemanno boys, oggi Commissario dell’Asl di Caserta). La ristrutturazione venne affidata alla dita Aquilaia Spa di Roma, con direttore dei lavori Susanna Gara e progettista Giuseppe Facchini,e responsabile del procedimento Enrico Bentivoglio, tutti finiti nelle intercettazioni legate alle imprese del noto Balducci. Anche a non voler pensar male, lo stato dei lavori risulta ancora in corso, per poter completare quanto lasciato incompiuto alla consegna dall’Aquilaia Spa. Altri soldi da spendere.

Del resto, sia prima che dopo la presidenza Romano, ai vertici dell’Inran si sono succedute persone del tutto estranee alle competenze scientifiche, in contrasto col D.Lgs del 29 ottobre 1999 n.454: aveva cominciato Pecoraro Scanio da Ministro, conquistando il record di aver commissariato il più alto numero di enti vigilati, ben 23. Scanio mise all’Inran come Commissario Straordinario un avvocato, Giancarlo Viglione, poi suo capo di gabinetto. Quindi la presidenza dell’Inran finì all’avvocato dello Stato Nerio Carugno, altro capo di gabinetto di Pecoraro Scanio. Poi ci fu la menzionata Presidenza di Romano, ossia un ordinario di Igiene presso l’Università di Chieti. Quindi l’Inran venne di nuovo commissariato e immaginate con chi? Con l’assistente universitario di  Romano, Tommaso Staniscia (poi Commissario Asl di Chieti). Alla fine del commissariamento la presidenza tornò curiosamente a Romano. Quindi, col secondo governo Prodi, Ministro Mipaaf De Castro, nel 2007 fu nominato Carlo Cannella, che almeno era un ordinario di Scienze dell’Alimentazione alla Sapienza (aveva una rubrica a Super Quark): tralascio, essendo Cannella defunto nel 2011, le sue posizioni contro i vegetariani o i vegani, fatte da uno che aveva collaborato a progetti della carne in scatola Simmenthal.

Quando arrivò il governo Berlusconi, il neo Ministro Zaia tentò di spostare l’Inran verso la cosiddetta Padania e nominare alla presidenza un pediatra milanese, Zuccotti, ma poi Zaia divenne governatore del Veneto e non se ne fece più nulla. Gli succedette Galan (con tanto di scandalo ai vertici del Ministero) che, commissariò l’istituto col suo capo della segreteria, il geometra Amedeo Gerolimetto. Ciò col pretesto di seguire la riforma Tremonti che all’Inran fece accorpare l’Ense di Milano e l’Inca di Roma, cioè enti di certificazione. Quando il presidente Cannella si è dimesso per la grave malattia che lo condusse alla morte, la presidenza dell’Inran è toccata al leghista Mario Colombo (attuale Presidente), un entomologo. Colombo è noto alla cronaca come l’Assessore Provinciale della Lega che ha proposto, nonostante il cognome, un corso per cacciatori di piccioni: «sono migliaia e infestano stalle e magazzini. Oltre a distruggere i campi danneggiando i raccolti, creano anche problemi igienici».

D’altra parte, accanto a Colombo, nel Cda dell’Inran siedono membri che non brillano per competenza nelle ricerche sulla Nutrizione, come Emanuele Paratore, ordinario di Geografia alla Sapienza – dirige un’azienda di vacche e pecore da latte, oltre ad essere stato un allevatore di cavalli. O come Giuseppe Rossiello, ex deputato DS. Non di meno accade nel Consiglio Scientifico

In questo clima di assoluta distanza fra vertici e ricercatori, una decina di giorni fa l’assemblea del personale dell’INRAN ha fatto un comunicato stampa, a cui sono seguiti una serie di articoli e anche una raccolta di firme contro lo smantellamento dell’ente. Eppure pare che il governo sia intenzionato a seguire il disegno di legge del Pd che intende “razionalizzare gli enti agricoli”, ossia accorparli tutti indistintamente, trasformarli in soggetti di diritto privato e poi sopprimerli: così risulta da un documento del Mipaaf in data 19 aprile.

E anzi, in un verbale del Cda dell’Inran, si legge che è stato già dato incarico al direttore generale Salvatore Petroli di favorire azioni e contatti presso l’industria agroalimentare. Mai sentito parlare di conflitto di interessi? In un recente verbale d’incontro fra vertici e sindacati, si legge che l’ente ha ottenuto un finanziamento dall’azienda Giovanni Rana di 450.000 euro per una consulenza. È questo il futuro della prevenzione alimentare, della nostra salute?

Difatti Il disegno del Dg Petroli è proprio di trasformare l’Inran in ente certificatore che metta in vendita il marchio all’industria alimentare. Petroli è stato nominato alla fine del 2009, provenendo direttamente dal Mipaaf: dov’era a capo del Dipartimento delle Politiche Europee e Internazionali, che poi venne dato a Mario Catania, attuale Ministro Mipaaf. Alcuni mesi dopo essersi insediato all’Inran, per quanto l’ente avesse uno smisurato buco finanziario, Petroli riuscì ad avere un aumento di stipendio dal Ministero, arrivando a guadagnare più del suo predecessore: ad oggi circa 200.000 euro. A cui pare si sommi quanto percepirebbe da pensionato del Mopaaf Ipaaf, ossia circa altre 100.000 euro.  Senza contare i benefici relativi al suo contratto di diritto privato: auto blu, cellulare, doppia polizza assicurativa, tredicesima, assegno famigliare, 28 giorni lavorativi di ferie, buoni pasto, nessun vincolo ad orario di lavoro. Petroli ha promosso una modifica di Statuto e Regolamento dell’istituto, che ha portato a una struttura verticistica dell’ente per cui, per la prima volta, un direttore generale con competenze amministrative detta gli indirizzi della ricerca, in palese contrasto col contratto collettivo nazionale di ricerca. Un mese fa i revisori dei conti, avevano respinto l’ultimo bilancio di previsione dell’ente, in seguito miracolosamente approvato: comunque l’esposizione finanziaria non garantisce copertura nemmeno per gli stipendi dei prossimi mesi. Ad in inizio marzo, al Mipaaf (ma anche alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti) hanno ricevuto un fascicolo che denuncia l’uso di soldi pubblici per scopi privati da parte di Petroli. Vedremo se è vero… Ad ogni modo la Prevenzione Alimentare, la nostra salute, meritano qualcosa di meglio. Il Ministro Catania dichiara che “non esiste un caso Inran”. Un caso Inran esiste: è un ente che non può essere semplicemente aggregato ad altri (il più papabile è il Cra col neodirettore Ambrosio) e magari con gli stessi problemi verticistici. Si guardi piuttosto all’Inra in Francia per capire di cosa si sta parlando.