Prima, durante e dopo le 31 partite che si disputeranno tra gioie, dolori e passione dei tifosi, Euro 2012 muoverà un enorme giro d’affari, da 4.5 miliardi di euro complessivi. Per tutti: per le Federazioni, che insieme al trofeo sperano di portare a casa anche i premi in denaro messi in palio dall’Uefa (il montepremi totale sfiora i 200 milioni di euro, di cui quasi 20 per la vincente); o per i giocatori, allettati dalla gloria come dai bonus-vittoria (la federcalcio francese, tra le più generose del continente, ha promesso ai Bleus di Laurent Blanc fino a 320.000 euro a testa in caso di successo finale).

Ma sarà un grande business anche e soprattutto per Polonia e Ucraina. Anzi, una scommessa: perché i due Paesi ospitanti hanno puntato molto sulla manifestazione, e adesso devono passare all’incasso. La Polonia ha investito quasi 20 miliardi di euro, pari all’1,3 per cento del Pil annuale tra il 2008 e il 2012. Cifre notevoli, distribuite con raziocinio: solo il 5 per cento di questi soldi è infatti stato adibito alla costruzione degli stadi, il resto è servito per ammodernare le infrastrutture del Paese agli standard europei.

Lo stesso non si può dire per l’Ucraina. Qui ancora regna grande incertezza sull’importo realmente sborsate dallo Stato per prepararsi ad Euro 2012. I conti pubblici sono poco trasparenti: il presidente Yanukovich ha fissato il totale in circa 3,5 miliardi di euro, ma secondo la denuncia della Timoshenko le spese sarebbero lievitate sino a 8 miliardi, di cui almeno uno evaporato in tangenti. Gli esperti quantificano così gli investimenti in circa 5 miliardi, che diventano il doppio se si include il contributo di aziende statali e privati.

Spese importanti, forse azzardate. Anche perché un’incognita in più aleggia sul bilancio finale: l’organizzazione in coppia. Una formula sdoganata nel 2000, con gli Europei in Olanda e Belgio, e poi replicata due anni dopo con i mondiali di Giappone e Corea del Sud, e ancora nel 2008, con gli Europei di Austria e Svizzera. Sempre con successo. Ma oggi le cose rischiano di andare diversamente.

Complice la profonda diversità fra due nazioni vicine solo dal punto di vista geografico (con la Polonia sempre più calata in un futuro europeo e l’Ucraina ancora alla prese con le scorie del distaccamento dall’Urss), e la cattiva pubblicità che ha accompagnato l’Ucraina negli ultimi mesi (tra la vicenda della Timoshenko e lo sterminio dei randagi), si è creata una pericolosa antitesi fra i due Paesi ospitanti. Da cui l’Ucraina rischia di uscire pesantemente sconfitta.

Lo dimostra il fatto che, nonostante le partite del torneo siano equamente divise tra i due Paesi, solo due nazionali (Francia e Svezia) – oltre ovviamente a quella di casa – hanno scelto per il proprio ritiro l’Ucraina; tutte le altre hanno preferito accasarsi in Polonia, anche a costo di sobbarcarsi lunghe trasferte in occasione dei match da giocare. Così, sdegnata dalle squadre e per conseguenza forse anche dai tifosi, l’Ucraina rischia di fare flop.

In Polonia è atteso almeno un milione di turisti, che da soli dovrebbero portare nelle casse polacche quasi 250 milioni di euro. In Ucraina nella migliore delle ipotesi gli introiti derivanti dal turismo saranno di 200 milioni, ma potrebbero essere anche solo 90. Così come fortemente ridimensionato appare il rientro economico a breve termine: che inizialmente doveva essere di un miliardo di euro, ed è invece progressivamente sceso a 800 e quindi a 650 milioni.

L’unica buona notizia sembra essere l’immediato +1 per cento di incremento della forza lavoro, beneficio però effimero. Passato il santo passata la festa, potrebbe restare una voragine nei conti dello Stato. Qualcosa di molto simile a quanto verificatosi per la Grecia con i giochi olimpici di Atene 2004… Mentre a Varsavia si aspettano negli anni a venire un +2 per cento del Pil e un rientro di quasi 30 miliardi complessivi.

Così fosse, questi rischierebbero di essere ricordati soprattutto come gli Europei di Polonia. E all’Ucraina resterebbe nulla o forse meno, la cicatrice di una ferita nell’orgoglio e nel portafoglio difficile da rimarginare.

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