Da componente della società civile, non posso che esprimere la mia solidarietà e cordoglio alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, che ha colpito giorni fa e che continua a colpire anche oggi, con morti, feriti, danni ingenti. Forse, davanti a queste morti, occorrerebbe appendere per un attimo la propria cetra alle fronde dei salici, e tacere.

Ma da esperto di ambiente, non posso tacere su un esempio paradigmatico della serietà con la quale questo Governo, sulla scia di quelli precedenti, affronta la costruzione di Opere, grandi e piccole, in questo paese.

Lo scorso 17 febbraio, dopo un lungo percorso, il ministro all’Ambiente Corrado Clini, insieme a Lorenzo Ornaghi (Ministro dei Beni culturali) avevano firmato l’atto per il via libera ai sondaggi per la costruzione di un Maxi Deposito sotterraneo di gas naturale nel sottosuolo nei pressi di Rivara, provincia di Modena, da parte della ERG Rivara Storage srl. Proprio nelle zone che più hanno subito le devastanti conseguenze del terremoto.

La Società è stata audita presso la VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati, il 12 aprile 2011. Qui il testo dell’audizione. In essa veniva ribadito l’assoluto rispetto delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale.

Era tutto quanto successo imprevedibile? Frutto di sfortunate coincidenze? E’ tutto questo un fulmine a ciel sereno? Nemmeno per sogno. La zona del Cavone e di Rivara di San Felice Sul Panaro (MO) è caratterizzata da una frequente sismicità, testimoniata da diversi terremoti verificatisi anche nel recente passato.

Appariva abbastanza evidente, anche prima del verificarsi di questi sismi, che in una zona con tali caratteristiche, le sollecitazioni alle quali sarebbe sottoposta Rivara in caso di periodiche immissioni e svuotamenti di miliardi di metri cubi di gas sarebbero state un rischio tale da indurre chiunque a non costruire quell’opera, oltre a provocare possibilmente fenomeni di sismicità indotta.

Se infatti andiamo a consultare la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il Progetto, esso era stato sottoposto ad aspre critiche da parte di un gruppo di una Commissione Intercomunale, avvocati e consulenti dei Comuni di Finale Emilia e San Felice sul Panaro (Avv. Anna De Rossi, Prof. Enzo Mantovani, Dr. Giovanni Martinelli, Dr. Antonello Piombo).

Il gruppo di lavoro ha prodotto un documento ufficiale nel quale si leggono alcune cose interessanti.

Si rileva infatti da parte dei Tecnici come i documenti prodotti dalla società proponente ERG Rivara Storage srl non possano essere ritenuti sufficienti a colmare le carenze precedentemente lamentate dal Ministero dell’Ambiente e che avevano determinato la richiesta di ulteriori acquisizioni. Si ritiene infatti che permangano lacune insuperabili, quando non addirittura elementi oppositivi, relativamente all’ambito geologico, geofisico, geochimico, della sismicità dell’area e della sismicità indotta e tali da impedire di esprimere un giudizio sufficiente sul piano della compatibilità ambientale.

Fra i tanti punti segnalati, cito qui i principali:

  1. Il progetto presentato non mostra approfondimenti sull’attuale stato di deformazione della crosta terrestre nell’area di Rivara.

  2. È presumibile che un’area più vasta di quella dell’area di interesse per il “Progetto Rivara” sia influenzata da fenomeni indotti dall’iniezione e dall’estrazione di gas dal deposito, inclusa la sismicità.

  3. Nella zona di interesse sono stati osservati fenomeni di Scavernamento dal Piano Campagna (SPC) che possono essere generati da cause di carattere geodinamico da investigare con opportune tecnologie. Traduzione per i non addetti: c’erano evidenti segnali di possibile sisma.

  4. L’assenza di approfondimenti di carattere geodinamico, geologico, geofisico e geochimico implica l’assenza dei requisiti minimi di accettabilità in materia di funzionalità del serbatoio identificato e di sicurezza del sito di Rivara.

Adesso, è notizia recente, il Governo «riconsidera» il progetto di fronte all’evidenza della possibile tragedia evitata.

Prima del terremoto, le popolazioni e gli enti locali si erano tutte rivoltate: comitati cittadini, associazioni, forze politiche praticamente al completo – contro la proposta che ha sempre avuto sponde bipartisan a livello nazionale. Gli iniziali «via libera» agli studi di fattibilità, poi frenati dalla Regione Emilia che aveva parlato di «rischio sismico», arrivarono in rapida sequenza nel 2005 (governo Berlusconi) e nel 2006 (governo Prodi), fino all’attuale Governo Monti.

Chi aveva ragione? Quale credibilità ha questo Governo di “Tecnici” se alle ampie e circostanziate obiezioni degli esperti non viene mai dato ascolto?