Come Cittadini per l’Aria, abbiamo depositato un esposto contro Regione Lombardia. Ecco perché
di Gloria Pellone (Cittadini per l’Aria)
Nel settembre 2025, Cittadini per l’Aria ha depositato un esposto alla Procura di Milano contro la Regione Lombardia. Lo scorso 1° aprile abbiamo integrato quella denuncia con nuova documentazione. Non lo abbiamo fatto per provocazione, né per semplice polemica istituzionale. Lo abbiamo fatto perché, dopo anni di dati ignorati, misure insufficienti e rinvii sistematici, ci siamo convinti che il problema dell’aria che respiriamo in Lombardia non sia solo ambientale: sia penalmente rilevante.
I fatti parlano chiaro. Nel 2025 — sedici anni dopo l’entrata in vigore dei limiti di legge — le stazioni di monitoraggio lombarde continuano a registrare superamenti per biossido di azoto, PM10, PM2.5 e ozono. Non sono dati isolati: sono superamenti sistematici, documentati, attesi. E la Commissione europea, nei propri atti ufficiali, ha messo nero su bianco che le misure adottate dalla Regione erano non solo tardive, ma poco ambiziose. Il tutto in un quadro in cui gli effetti delle misure erano attesi, secondo le stesse proiezioni regionali, solo nel 2025 — cioè fino a vent’anni dopo l’introduzione degli obblighi normativi.
Vent’anni. È un’attesa incompatibile con qualsiasi idea di tutela della salute pubblica.
Non stiamo parlando di un rischio astratto. L’inquinamento atmosferico causa ogni anno in Italia decine di migliaia di morti premature. È associato a malattie cardiovascolari e respiratorie, tumori, riduzione dell’aspettativa di vita. Colpisce in modo sproporzionato bambini e soggetti fragili. Eppure, per decenni, questa emergenza è stata trattata come una questione tecnica, rimandabile, gestibile con piccoli aggiustamenti.
La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia — anche per la Lombardia — nel 2012, nel 2020 e ancora nel 2022 per il superamento dei limiti di PM10 e biossido di azoto. Tre condanne. Eppure il problema è rimasto.
Con la nostra denuncia alla Procura di Milano, chiediamo che si accerti se le omissioni e i ritardi accumulati configurino una responsabilità penale, alla luce dei reati ambientali introdotti nell’ordinamento italiano nel 2015, tra cui quello di inquinamento ambientale colposo. Non lo chiediamo per spirito punitivo. Lo chiediamo perché le istituzioni avevano dati, strumenti e indicazioni precise su cosa fare. Sapevano. E la scelta di non agire — o di agire troppo poco, troppo tardi — ha avuto conseguenze reali sulla vita e sulla salute di milioni di persone.
Respirare aria pulita non è un privilegio né un obiettivo di lungo periodo. È un diritto. Ed è ora che venga trattato come tale.