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Concessioni balneari, l’ultimo trucco della Lega: ennesimo rinvio delle gare per chi ha subito danni ambientali. Ma mancano le coperture

Approvato in commissione Ambiente al Senato un emendamento del Carroccio che sposta la data di tre anni, al 30 settembre 2030
Concessioni balneari, l’ultimo trucco della Lega: ennesimo rinvio delle gare per chi ha subito danni ambientali. Ma mancano le coperture
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Si parte da un dramma serio e si prova a ottenere l’ennesima proroga. È stato approvato in commissione Ambiente del Senato, un emendamento della Lega al dl Commissari. Dopo l’emergenza in Sicilia, Calabria, Sardegna si prova a far slittare di tre anni la scadenza delle concessioni balneari in caso di danni alla costa provocati dall’erosione e di “eventi meteorologici di eccezionale intensità” come quelli che hanno colpito le tre regioni a gennaio scorso e per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. Le vecchie concessioni rimarrebbero in vigore fino al 30 settembre 2030. O anche fino al 31 marzo 2031, se si presentano difficoltà oggettive nelle gare. Ma, l’emendamento andrebbe verso la decadenza in vista del parare della commissione Bilancio. Alla base, il parere contrario del ministero dell’Economia e delle Finanze e, quindi, l’assenza di coperture.

L’ennesima crociata leghista per i balneari

L’emendamento è a prima firma di Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio al Senato, nonché segretario della Lega Lombarda. Non è la prima volta che il parlamentare promuove iniziative per la tutela dei concessionari balneari come quella, ad esempio, di proporre emendamenti per indennizzi economici ai gestori uscenti in caso di gare. E, naturalmente, sostenendo proroghe alle concessioni. “La maggioranza, con un emendamento a presentato dalla Lega, riesce nel difficile esercizio di ipocrisia legislativa. Si usa il dramma dell’erosione costiera, reale, serio e che merita risposte vere, come paravento per portare a casa l’ennesima proroga mascherata” commenta la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent.

L’emendamento del Carroccio per tutelare i balneari

Nel testo si fa leva sui non solo sugli “eventi meteorologici di eccezionale intensità che hanno colpito in particolare il territorio della regione Calabria, della regione Autonoma della Sardegna e della regione Siciliana a gennaio 2026”, ma anche sui “danni alla fascia costiera provocati dal processo di progressiva erosione della costa”. E stabilisce che “al fine di incentivare immediati interventi di messa in sicurezza e mitigazione dell’erosione costiera, anche con investimenti privati a medio termine che consentano il regolare avvio delle attività turistiche estive” le concessioni “possono continuare ad avere efficacia fino al 30 settembre 2030, ovvero fino al 31 marzo 2031” in caso di contenzioso o di difficoltà oggettive ad indire le gare. Il tutto a una condizione: l’ente gestore e il concessionario, con appositi atti aggiuntivi all’atto di concessione, devono individuare gli investimenti “indifferibili e necessari per assicurare il ripristino delle aree demaniali, il recupero dei beni danneggiati e la continuità dei servizi” anche in considerazione dell’esigenza di garantire idonee condizioni di sicurezza agli utenti “e che il periodo di ammortamento di tali investimenti ecceda, rispettivamente, il termine del 30 settembre 2027 ovvero del 31 marzo 2028”.

Uno slittamento di tre anni

In realtà la scadenza originaria, quella fissata con il Governo Draghi, era al 31 dicembre 2023. Le gare avrebbero dovuto partire nel 2024. Con il decreto legge 131 del 2024, convertito nella legge 166, il Governo Meloni ha esteso la validità delle concessioni esistenti al 30 settembre 2027, con i Comuni obbligati ad avviare procedure di gara entro il 20 giugno del prossimo anno. Già si prevedeva, tra l’altro, una possibile proroga, qualora si fosse stati in presenza di difficoltà oggettive e contenziosi, elemento che avrebbe fatto slittare la scadenza al 31 marzo 2028. Ora però, si cambia di nuovo. “Il meccanismo è semplice quanto spregiudicato – spiega Fregolent-. Si caricano i privati di obblighi di investimento e in cambio si allungano le concessioni. Insomma, il concessionario fa i lavori che dovrebbe fare lo Stato e in cambio tiene la spiaggia. Un do ut des, contro le regole europee, che nulla ha a che fare con la tutela ambientale”. E paventa il rischio di procedure di infrazione, blocchi ai fondi europei e un danno enorme alla credibilità del nostro sistema giuridico.

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