Beppe Grillo l’ho criticato quando serviva, attirandomi addosso varie contumelie dei suoi incondizionati e a volte un po’ primitivi seguaci. Ma quando lo vedo attaccato, con argomentazioni inammissibili, da vari membri della casta. E lo vedo difeso da una persona che stimo profondamente come Don Gallo, un prete degno che da giovane ha fatto il partigiano e che vedrei volentieri sedere sul trono papale. Beh, allora, mi girano le scatole e dico: giù le mani da Beppe Grillo!

Ma vediamole nel merito, queste accuse. Giuliano Ferrara, grande esempio di civismo e di coerenza politica, dice che Beppe Grillo è il “male assoluto”. Altero Matteoli, un altro campione di democrazia e serietà, lo definisce un guitto. Niki Vendola, dulcis in fundo, si dichiara preoccupato del populismo.

Anche l’altra sera a Italia 7 si sono dati raccolta un insieme di personaggi alquanto eterogenei fra loro ma tutti uniti contro Beppe. Dal tuttologo supergettonato Luttwak che ripeteva in continuazione l’esempio dell’Irlanda che tassa i lavoratori e fa ponti d’oro alle imprese, a zio Tibia Sallusti che diceva che tutto sommato è meglio che la gente vada in piazza a sentire Grillo che non “a tirare le bombe” come nel sessantotto, all’economista neoliberal Boeri, secondo il quale l’unica via d’uscita è il taglio della spesa pubblica e la ripresa delle esportazioni perché oramai il mercato interno italiano è morto (e grazie, finiamo di ucciderlo e infieriamo anche sul cadavere…).

Di fronte a tale accolita di geni viene davvero voglia di gridare: viva Beppe Grillo e viva la verità! Non credo che personalmente voterò per il Movimento 5 stelle alle prossime elezioni. Ma penso che questo Movimento, anche al di là della figura di Beppe Grillo, porti avanti dei contenuti positivi come ad esempio la non professionalità della politica. E mi auguro che una valanga di voti a questo Movimento, unitamente a un netto rafforzamento di chi, come l’Italia dei Valori, ha assunto posizioni avanzate su vari temi, dall’art. 18 al pareggio di bilancio al no al finanziamento pubblico dei partiti, e al successo di liste civiche espressione della volontà popolare, come quella che stiamo preparando a Roma attorno al bravo urbanista Paolo Berdini, consenta al nostro Paese di rottamare, ma sul serio, una classe di politici e di tecnici che davvero non conosce la vergogna.

E dato il livello grottesco che ha raggiunto la situazione italiana non c’è poi da stupirsi troppo se un comico sagace e geniale che sa mettere alla berlina come si deve la classe politica divenga fortemente popolare. Ma Grillo non si limita a questo, appoggiando lotte di portata fondamentale come quella contro il TAVo quella sul debito pubblico.

Ma sia anche chiara un’altra cosa. La vera antipolitica è quella portata avanti dal diabolico terzetto Alfano-Bersani-Casini, i tre aspiranti rottamatori della democrazia italiana, che stanno portando il discredito verso le istituzioni a un punto di non ritorno. Per contrastare questa deriva occorre fare ogni sforzo affinché i cittadini italiani possano riprendere la parola. Per questo occorre tener presente due circostanze:

1. Non è vero che tutti i partiti sono uguali. In Italia c’è un’area che i sondaggi preelettorali stimano attorno al 27% (più un’altro 4% di grillini) che fa capo a forze di sinistra (IdV, SeL, FdS) che si oppongono al governo Monti e alle politiche che questo porta avanti.

2. Devono procedere la ricerca e l’iniziativa per forme di partecipazione politica permanente ed organizzata dei cittadini, al cui interno si collocano tentativi come quello del manifesto per un soggetto politico nuovo, promosso fra gli altri da Revelli e Mattei, che terrà il 28 aprile a Firenze il suo incontro nazionale.

Io penso che Beppe Grillo e il movimento Cinque stelle possano e debbano divenire parte integrante dello schieramento alternativo del quale il nostro Paese e il nostro popolo hanno oggi bisogno come dell’acqua da bere. Non mi spaventano certo le accuse di populismo che i cantori del capitalismo morente avanzano nei confronti di chiunque abbia idee realmente innovative. E di questo popolo, dobbiamo esserne coscienti, caro Beppe, fanno parte anche i sempre più numerosi nuovi Italiani che reclamano giustamente la cittadinanza e che costituiscono altrettanti ponti umani con un mondo sconfinato a sua volta in fermento e tumulto contro la barbarie del neoliberismo.