Il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri

Utilizzare ”misure coercitive” come lo scotch sulla bocca durante i rimpatri è un comportamento “estemporaneo” e, soprattutto, “offensivo della dignità della persona”. Non usa mezze parole il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri nell’informativa alla Camera sul caso dei due algerini rimpatriati e fotografati da un passeggero dell’aereo (e videomaker) con il nastro adesivo sulla bocca. Un episodio che potrebbe non essere stato l’unico, come dimostra una testimonianza di una passeggera di un volo Milano-Roma al Fatto Quotidiano.

“Faremo delle verifiche col massimo scrupolo” per arrivare “alla piena verità dei fatti” ha aggiunto il capo del Viminale, assicurando che il capo della polizia ha già disposto degli accertamenti e che “la polizia ha tutto l’interesse” affinché la vicenda venga chiarita in tutti i suoi aspetti.

Nell’informativa il ministro ha ricordato che i due immigrati hanno avuto fin dall’inizio un atteggiamento caratterizzato da “aggressività e da forte resistenza”, fino ad arrivare a ferirsi la bocca, mordendosi. A quel punto i poliziotti hanno ritenuto necessario intervenire per garantire le “operazioni di rimpatrio in condizioni di sicurezza anche per gli altri passeggeri”. Sono state dunque prese, ha spiegato il ministro, misure coercitive: “fascette in velcro” alle mani e “mascherine sanitarie, verdi, morbide, di tipo chirurgico” sulla bocca, per evitare che i due immigrati sputassero sangue addosso agli altri passeggeri.

Tra l’altro, ha sottolineato Cancellieri, proprio “l’uso di mascherine non sembra contravvenire alle rigorose disposizioni, anche europee, cui si rifanno le direttive nazionali circa l’utilizzo di mezzi di contenimento” nei respingimenti. La normativa infatti “ammette anche misure coercitive”: a condizione però che “siano giustificate dal rifiuto o dall’opposizione all’allontanamento, siano proporzionate, non eccedano un uso ragionevole della forza, non ledano la dignità o l’integrità fisica e non compromettano o minaccino la facoltà di respirare normalmente” degli immigrati.

Però si è andati oltre. “Ciò che è apparso, invece, del tutto estemporaneo – ha detto infatti il ministro – è l’impiego di nastro adesivo, utilizzato dal personale di polizia nel tentativo di fissare le mascherine ed evitare che i due cittadini algerini potessero in qualunque modo rimuoverle”. E comunque, “l’impiego del nastro adesivo, sia pure accompagnato da rudimentali accorgimenti per assicurare la respirazione e dettato dalla comprensibile concitazione del momento, non corrisponde a nessuna delle misure coercitive previste e, nei fatti, si traduce in un comportamento che la coscienza collettiva percepisce come offensivo della dignità della persona”. Il ministro ha concluso sottolineando che “una volta ristabilita la calma, sono state rimosse ai due stranieri sia le fascette sia le mascherine”.