Anders Behring Breivik in tribunale

“Non riconosco i tribunali norvegesi. Avete ricevuto il vostro mandato da partiti politici che sostengono il multiculturalismo”. Così Anders Behring Breivik, il 33enne fanatico estremista di destra si è rivolto ai giudici del tribunale di Oslo davanti ai quali, questa mattina, è stato portato per affrontare il processo come autore della strage di Utoya, costata la vita a 77 persone il 23 luglio 2011. Breivik, che si è dichiarato “scrittore”, ha salutato le famiglie delle vittime con il braccio teso ed il pugno serrato. Un saluto, spiega Breivik nel suo manifesto, che rappresenta “la forza, l’onore e la sfida ai tiranni marxisti d’Europa”.

Breivik ha snobbato in particolare la presidente del collegio, Wenche Elizabeth Arntzen, affermando che non ha alcuna legittimazione a giudicarlo in quanto “notoriamente amica” di Hanne Harlem, sorella della ex premier Gro Harlem Bruntland, laburista. Quando gli sono stati letti i capi d’imputazione per “atti di terrorismo”, la sua risposta è stata lapidaria: “Ammetto tali atti, ma non la relativa responsabilità penale, e invoco la legittima difesa”, ha tagliato corto. E’ stata così messa a verbale la sua dichiarazione di ‘non colpevolezza’.

L’uomo ha lasciato il carcere dove è rinchiuso poco prima delle 8, a bordo di un pulmino scortato dalla polizia. L’area attorno al tribunale è stata chiusa e il passaggio è autorizzato solo per chi è dotato di permesso. L’edificio del tribunale, controllato da poliziotti armati, è stato passato al setaccio anche con l’aiuto di cani. Lo spazio aereo di Oslo è stato vietato ai piccoli aerei.

“L’ultima volta che l’ho visto dal vivo stava sparando ai miei amici”, ha detto Vegard Groeslie Wennesland, 28 anni, sopravvissuto alle stragi. Il compito principale della giuria – Breivik è reo confesso – è quello di decidere tra due perizie psichiatriche: la prima aveva stabilito che l’estremista di destra era incapace di intendere e volere, e se sarà confermata spalancherà le porte del manicomio criminale al killer. La seconda, presentata pochi giorni fa, non ha invece trovato prove di psicosi: in questo caso Breivik rischia la pena massima di 21 anni, che potrebbe essere prolungata indefinitamente in caso i giudici decidano che vi è la possibilità di una reiterazione del reato. L’uomo stesso, il 3 dicembre scorso, aveva contestato la perizia psichiatrica in cui veniva definito “schizofrenico”: “I periti non hanno alcuna conoscenza di ideologie politiche – aveva spiegato uno dei legali dell’assassino – Breivik pensa che abbiano qualificato come bizzarrie alcune sue dichiarazioni, che egli stima non essere affatto bizzarre”. Quindi, il mio cliente “non condivide affatto il loro giudizio, secondo cui è malato di mente”, affetto cioè da “schizofrenia paranoica”.

Nato 33 anni fa a Londra, il 13 febbraio, il padre di Breivik era un diplomatico che si è separato dalla moglie quando Anders aveva un anno. I due non hanno più contatti da molti anni. Breivik ha studiato a Oslo al Handelsgymnasium, un istituto specializzato in studi economici. E’ proprietario della Breivik Geofarm, l’azienda a 150 chilometri da Oslo, nel cuore agricolo della Norvegia, dove teneva i fertilizzanti che avrebbe poi usato per fabbricare l’ordigno esploso nel centro della capitale norvegese.  Breivik è un ex membro del partito populista di destra e ha scritto parecchi blog attaccando il multiculturalismo e l’islam.

In alcuni interventi sul sito www.document.no, Breivik criticava le politiche europee che cercano di favorire le culture di diversi gruppi etnici e sosteneva che una minoranza significativa di giovani musulmani britannici appoggiava i militanti islamici radicali. “Quando il multiculturalismo ha cessato di essere una ideologia progettata per distruggere la cultura, le tradizioni, le identità e gli stati europei?”, si legge in uno degli interventi pubblicati il 2 febbraio del 2010. “In base a due ricerche, il 13% dei giovani musulmani britannici tra i 15 e i 25 anni appoggiano l’ideologia di al Qaeda”, si legge in un altro intervento datato 16 febbraio dello scorso anno.

Breivik è stato anche membro del partito progressista, (dal 2004 al 2006) il secondo nel Parlamento norvegese, e ha militato anche nelle fila del sua sezione giovanile, dal 1997 al 2007. A luglio, dopo le stragi, ha pubblicato il suo ‘manifesto’: nel documento si autodefinisce ad esempio “uno dei leader del movimento di resistenza patriottica nazionale e paneuropeo” e cita “l’assistenza da fratelli e sorelle in Inghilterra, Francia, Germania, Svezia, Austria, Italia, Spagna, Finlandia, Belgio, Olanda, Danimarca, Usa, etc.”. In un capitolo del volume di 1.500 pagine, Breivik passa poi a descrivere l’organizzazione dei ‘cavalieri templari’, rifondata a Londra nell’aprile del 2002 e che si propone come obiettivo “arrivare al potere in tutta l’Europa occidentale, distruggere il marxismo-multiculturalismo e scacciare l’Islam”.