Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani

Controlli affidati a una Commissione sulla trasparenza a partire dai rendiconti del 2011, pubblicazione dei bilanci su Internet, obbligo di investire esclusivamente in titoli di Stato, sanzioni fino al triplo del valore delle irregolarità e pubblicità delle donazioni di oltre 5mila euro. Sono i punti principali dell’intesa raggiunta oggi dai cosiddetti “sherpa” dei partiti di maggioranza sulla riforma dei partiti che, tra le altre cose, hanno definito di rimettersi ai tempi del calendario già fissato per l’attuazione dell’articolo 49 e le regole sul finanziamento, cioè all’ultima settimana di maggio. Fino a questo momento, dunque, resta intatto il sistema di rimborsi elettorali “a pioggia” finito sotto accusa dopo gli scandali sui conti della Margherita e della Lega. Ed è solo rinviato l’incasso dell’ultima tranche da 100 milioni di euro dovuti dallo Stato per le elezioni del 2008, in “scadenza” in questi giorni.

L’intesa, secondo l’accordo dei “tecnici” di Pd, Pdl e Terzo Polo, sarà trasformata “in norma di legge nel giro di pochi giorni”. Tra le altre decisioni prese anche il rinvio a data da destinarsi dell’erogazione dei 100 milioni di euro prevista per luglio, ultima rata dei rimborsi elettorali del 2008.  “Ci siamo ispirati – ha spiegato il segretario del Pd Pierluigi Bersani – alle migliori esperienze europee, francesi e tedesche”.

Dunque, quali sono le novità? La prima: i bilanci dei partiti saranno obbligatoriamente soggetti al controllo ed alla certificazione di società di revisione iscritte nell’albo speciale Consob.

Secondo: è istituita la Commissione per la trasparenza ed il controllo dei bilanci dei partiti politici, composta dal presidente della Corte dei Conti (che la presiederà), dal presidente del Consiglio di Stato e dal primo presidente della Corte di cassazione o loro delegati. La Commissione effettuerà il controllo dei rendiconti, delle relazioni e delle note integrative dei bilanci che i singoli partiti saranno tenuti a depositare entro il 15 luglio di ogni anno. Entro il 30 settembre la commissione trasmetterà ai presidenti della Camera e del Senato una relazione contenente l’esito dei controlli. Qualora dai controlli effettuati dalla Commissione emergeranno irregolarità, i presidenti della Camera e del Senato provvederanno ad applicare, su proposta della Commissione, sanzioni amministrative pecuniarie pari a tre volte la misura delle irregolarità stesse”. Il controllo, secondo l’accordo tra i partiti della maggioranza, verrà avviato sui rendiconti 2011.

Terzo: i partiti potranno inoltre investire la propria liquidità esclusivamente in titoli emessi dallo Stato italiano.

Quarto: le donazioni ai partiti politici superiori a 5.000 euro dovranno essere rese pubbliche, mentre viceversa e i contributi dei partiti politici a fondazioni, enti e istituzioni o società eccedenti i 50 mila euro annui comporteranno l’obbligo per questi ultimi di sottoporsi ai controlli della Commissione.

Quinto: i bilanci dei partiti saranno pubblicati sui siti Internet dei partiti stessi nonchè su una apposita sezione del sito Internet ufficiale della Camera, mentre i partiti che non percepiscono più rimborsi elettorali saranno comunque soggetti all’obbligo di rendicontazione di cui alla legge 2/1997 fino al loro scioglimento”.

Tuttavia l’intesa non convince il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro: “E’ il solito accordicchio di facciata, in quanto non prevede alcun intervento serio e concreto per mandare un messaggio di ripensamento e resipiscenza operosa da parte dei partiti” dice. I partiti della maggioranza hanno spiegato che illustreranno l’accordo raggiunto alle altre forze politiche in Parlamento. Ma Di Pietro risponde: “Avevamo chiesto che l’accordo prevedesse la rinuncia all’ultima rata dei finanziamenti per le elezioni del 2008, ma è stata solo rinviata. Abbiamo chiesto inoltre che i bilanci venissero controllati dalla Corte dei Conti e non da un’autorità nominata dai partiti, non da soggetti eterodiretti. L’accordo attuale su molti aspetti sembra non risolvere nulla”.