La Guardia di Finanza ha chiesto su ordine della procura di Roma l’accesso alla documentazione contabile della Margherita. L’indagine è quella che vede indagato il senatore Luigi Lusi, ex tesoriere del partito espulso dal Pd. La richiesta di ottenere “elementi di acquisizione” è stata inoltrata direttamente alla sede centrale del partito a Roma e sono stati richiesti anche i movimenti dei conti correnti del partito accesi presso la filiale Bnl a Palazzo Madama. Ma qui le fiamme gialle si sono presentate con un mandato che non conteneva la richiesta di accedere negli ambienti del Senato, protetti dalle guarentigie parlamentari, così sono stati bloccate. La Giunta delle immunità si sta occupando della vicenda su invito del presidente dell’Aula, Renato Schifani che ha indirizzato una lettera al presidente della Giunta Marco Follini.

Ma la procura smentisce di aver chiesto documentazione di Palazzo Madama. “La procura di Roma non ha disposto l’esecuzione dell’atto all’interno del Senato e, pertanto, non ha formulato alcuna richiesta di esecuzione del provvedimento al presidente del Senato”, si legge in una nota diffusa dal procuratore reggente Giancarlo Capaldo. “Nel darvi oggi esecuzione, la polizia giudiziaria delegata prendeva contatto preliminare con il responsabile dell’Ufficio Questura del Senato, informandone successivamente i titolari del procedimento che, appresa la notizia, disponevano l’immediata sospensione dell’attività”. La procura di Roma “attribuisce la massima importanza alla leale collaborazione istituzionale e ribadisce, anche in questa occasione, il consueto, doveroso rispetto per le prerogative parlamentari e per tutte le procedure intese a tutelarle”.

Intanto, il senatore Lusi si è dimesso dalla giunta delle immunità parlamentari e ha offerto in pegno le quote della società Ttt, proprietaria dell’appartamento di via Monserrato, a Roma, e la villa di Genzano. E’ la proposta che Lusi ha presentato oggi ai legali della Margherita. All’incontro ha preso parte anche illegale del partito, l’avvocato, Titta Madia. Al termine del confronto il penalista ha affermato che “nelle prossime ore saranno impegnati i nostri esperti civilisti per capire l’esatta dimensione di quanto sarebbe messo a disposizione. Vogliamo procedere con calma”. Secondo una prima valutazione, i due immobili proposti in pegno avrebbero un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. L’accordo, in base a quanto si apprende, potrebbe essere formalizzato entro la fine di questa settimana o al massimo nei primissimi giorni della prossima. In questo modo, spiegano i legali, si potrebbe attendere la conclusione dell’indagine penale, per poi rivolgersi “eventualmente” ad un giudice civile e definire in modo definitivo la questione.

Nel frattempo gli uomini del nucleo di polizia tributaria guidati dal generale Virgilio Pomponi, si sono recati presso la sede del partito per procedere all’acquisizione di vari documenti. Ieri in Procura erano stati sentiti tre revisori della Margherita, Giovanni Castellani, Mauro Cicchelli e Gaetano Troina che hanno affermato che i rendiconti del partito “sono caratterizzati da artifici contabili a partire dal 2007”. I tre commercialisti hanno spiegato ai pm che da un nuovo e più approfondito esame della movimentazione delle uscite sono apparse “spese camuffate” che dalla sola lettura dei rendiconti non era possibile accertare.

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