Nella Lega è arrivato il momento della resa dei conti. A poche ore dal grande evento convocato per questa sera a Varese in risposta al bavaglio anti maroniano, i colonnelli del partito si stanno confrontando a distanza sull’opportunità di andare a congresso nel più breve tempo possibile.

Così nel primo pomeriggio il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, ritenuto uno dei più influenti esponenti del cosiddetto Cerchio magico, ha dichiarato in una nota di accogliere con favore l’ipotesi di celebrare il congresso federale: “Mi sembra una buona idea. Può essere il momento per contarsi e vedere chi è davvero a favore di Bossi e chi no. È ora di uscire dalle ambiguità che fanno solo danni alla Lega, tutte queste polemiche ci indeboliscono. Se in Padania si litiga, a Roma si ride”. E poi ha concluso: “Spero che Bossi convochi il congresso federale il prima possibile proprio per fare chiarezza”.

Parole che sottendono una certa vena polemica nei confronti della fazione avversa, quella guidata da Roberto Maroni, accusato dai cerchiomagisti di voler fare le scarpe al Capo. Ma è proprio lui, l’ex ministro dell’Interno, in un colloquio con il settimanale Panorama in uscita domani, ad assicurare che le cose non stanno così, che non c’è nessuno in Lega che vuole male a Bossi: “Io non sono un Bruto. Non accoltellerò mai Bossi. Sono un barbaro sognante” e poi continua: “Non mi interessa avere posizioni di potere, ne ho avute anche troppe. Voglio invece dedicarmi alla Lega, in difficoltà per diverse ragioni: voglio rafforzare l’identità del partito in cui sono nato e in cui, sia chiaro, voglio morire. Ma la Lega deve cominciare a ragionare con la testa”. Quasi ad ammettere che fino ad ora la testa, nella Lega, sia stata usata poco.

Sul bavaglio imposto dai vertici del partito, poi ritirato dopo la levata di scudi dei militanti, l’ex ministro Maroni aggiunge: “La reazione spontanea della base del partito mi ha dato il coraggio di andare avanti e di non mollare. A Bossi sono legato da una profonda amicizia. Ma ormai molti vedono in me un simbolo per riportare la Lega al suo progetto originario. Credo sia davvero arrivata l’ora di aprire una stagione di congressi per rinnovare la classe dirigente. Ci vogliono tutti quarantenni, capaci di far superare le difficoltà”.

In linea con quanto espresso dal barbaro sognante Bobo Maroni, anche il sindaco di Verona Flavio Tosi che questa mattina, intervenendo a “La telefonata di Belpietro”, su Canale 5, ha parlato del confronto interno al Carroccio: “Se celebri i congressi, la base si esprime e stabilisce quale debba essere la linea da portare avanti per la dirigenza. La Lega è un partito vero, a decidere sono i militanti, è il congresso. Deve essere così non potrebbe essere diversamente. Si è sempre passato attraverso i congressi, anche per Bossi. E lo dice anche Bossi che è il congresso a dettare le linee del partito”.

Parole ripetute come un mantra nei giorni del riscatto maroniano. Parole che stridono con la tradizione recente del partito, che proprio da Varese ha iniziato a manifestare in pubblico tutti propri problemi interni alla luce dell’esito del controverso congresso provinciale del 9 ottobre, quando i cerchiomagisti avevano fatto imporre il proprio candidato contro la volontà della base.

Dopo mesi di fuoco per la politica italiana e per gli equilibri della Lega, nelle ultime settimane sulla testa del Carroccio sono cadute una serie di tegole che hanno incrinato la solidità del vertice a favore delle istanze della base. La questione dei soldi andati in Tanzania e l’esito del voto sull’arresto di Cosentino sembrano aver affossato i sogni di gloria di chi voleva Maroni fuori dal partito, tanto che l’appuntamento di questa sera potrebbe diventare decisivo per la quadratura del cerchio. Al teatro Apollonio sono attesi almeno duemila militanti maroniani da tutta la Lombardia, tutti decisi a mettere fine alla questione, facendo “pulizia all’interno della Lega” e allontanando da Bossi “tutti i cattivi consiglieri”.