Ieri, giorno della prima udienza del processo sulle tangenti all’Amiat in cui sono testimone (qui una sintesi della vicenda) ho toccato con mano quanto siano importanti la partecipazione attiva dei cittadini e l’attività informativa dei media.

Alcuni giornalisti del Fatto Quotidiano e di Narcomafie hanno chiesto di poter fare riprese video, con la scontata contrarietà degli avvocati degli imputati. Il mio legale mi ha confidato che difficilmente la Giuria avrebbe autorizzato le riprese. Invece, i giudici hanno dato il permesso alle riprese ritenendo il processo “di rilevanza sociale”. Queste poche parole esprimono il compimento dello sforzo straordinario di tutti i “Signori Rossi”, che ancora una volta ringrazio, e ci danno la possibilità di continuare nella nostra mobilitazione.

Dal 2007 al 2012: ci sono voluti cinque anni per iniziare questo processo. In tutto questo tempo, migliaia di “Signori Rossi”, cittadini comuni, corretti e che pretendono correttezza, senso etico e trasparenza dai nostri amministratori pubblici, si sono messi in azione. Dalla petizione lanciata da IlFattoquotidiano.it (con oltre 43mila firme) nell’ottobre 2010 è nato un movimento che mira a promuovere la cultura etica nella pubblica amministrazione. È iniziata l’attività del sito www.signorirossi.it con il contributo volontario di numerosi sostenitori del progetto, tra cui avvocati, esperti legali e tecnici amministrativi, per dare informazioni e aiuto a chi si trova in vicende di corruzione. Abbiamo organizzato incontri pubblici e manifestazioni; prodotto materiali di approfondimento; creato una mappatura dei casi di corruzione nella pubblica amministrazione in Italia; ne abbiamo parlato a giornali, radio, trasmissioni televisive.

Questa grande partecipazione pone quindi il caso che ho denunciato della corruzione in Amiat non solo come fatto specifico e localizzato, ma – e lo stiamo sostenendo in tanti, da tempo – come rappresentativo di un malcostume e simbolico per tutte le assurde difficoltà che chiunque in Italia dovrebbe affrontare denunciando casi di corruzione. Il processo sulle tangenti all’Amiat è di “rilevanza sociale” perché mette in luce un vuoto normativo a causa del quale i testimoni di giustizia che denunciano la corruzione vengono isolati, indeboliti e allontanati (ho già citato, a esempio, il caso dell’ex dirigente Sogei Francesco Scolamiero che approfondirò sul blog prossimamente).

Di conseguenza, diventa nulla ogni azione di contrasto a un fenomeno illegale diffuso (corrompere e farsi corrompere) e soprattutto alimenta un atteggiamento culturale di buona parte della politica in Italia, specie su scala locale. Inoltre, questa assenza di supporto dissuade i cittadini comuni che assistono a pratiche illegali nella pubblica amministrazione, spingendoli a guardarsi bene dal denunciarla: visto quanto accade, chi glielo fa fare?  La decisione eccezionale della Giuria di oggi permetterà di tenere accesi i riflettori sul dibattimento, fin dalla prossima udienza, giovedì 19 gennaio (dalle 11.00 alle 16.00 circa, aula 44 del Palazzo di Giustizia di Torino), in cui ci sarà la mia testimonianza, con esame e contro-esame, come si dice in gergo giuridico. Psicologicamente, per me, sarà una settimana impegnativa.

Un altro ottimo risultato ottenuto grazie alla nostra mobilitazione è che l’Amiat (oggi l’unica persona presente era il responsabile delle Relazioni esterne) si è costituita parte civile per entrambi i capi di imputazione: non solo per la tentata corruzione come aveva fatto un anno fa al processo preliminare ma anche per la turbativa d’asta. Oggi, finalmente, l’azienda ha rimediato a una “dimenticanza” costituendosi parte civile contro il suo dirigente che allora era direttore acquisti.

Ma in questa battaglia contro la corruzione mancano ancora alcuni attori. La Città di Torino, per voce del vicesindaco Tom Dealessandri, nell’intervista, in alcun punti un po’ stizzita, rilasciata al Il Fatto Quotidiano sostiene di essermi da sempre “assolutamente vicina”. Devo dire che si tratta di una vicinanza alquanto impalpabile, visto che nessun rappresentante della Giunta era presente oggi al processo o ha avuto la cortesia di mettersi in contatto con me in questi cinque anni, anche solo per un supporto morale! In questa intervista, quando il vicesindaco afferma “Abbiamo apprezzato il suo impegno il giorno stesso in cui ce l’ha detto”, riferendosi al giorno in cui sono stati arrestati coloro che mi proposero la tangente, si dimentica di ricordare che poco tempo dopo il sindaco Chiamparino non mi assegnò alcun incarico pubblico, indebolendo così la mia posizione di testimone di giustizia e di fatto contravvenendo alle indicazioni delle Nazioni Unite in materia di anti-corruzione (articoli 8, “Codice di condotta dei pubblici ufficiali”, e 32, “Protezione dei testimoni, dei periti e delle parti lese”, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione).

Apprezzo, comunque, un primo segnale di apertura che emerge dalle parole del vicesindaco. Credo ci sia molto imbarazzo nel sostenere apertamente questa battaglia, dopo il silenzio incomprensibile e l’eccessiva prudenza tenuta negli anni. Ma per i casi di “rilevanza sociale” è d’obbligo scendere con decisione al fianco dei cittadini, a costo di dover ammettere di essere stati, in passato, un po’ superficiali. Io lo capirei e così, credo, anche i molti cittadini che si sono mobilitati.