Giulio Malgara

Alla fine Giulio Malgara ha rinunciato alla nomina: non sarà presidente della Biennale di Venezia. Lo ha annunciato direttamente il ministro per i Beni e le Attività culturali Giancarlo Galan, colui che aveva proposto e sostenuto a spada tratta la candidatura del fondatore di Auditel (nonché amico personale suo e di Silvio Berlusconi) nonostante la levata di scudi del mondo della cultura. “Ringrazio Giulio Malgara – ha scritto in una nota il ministro – per avermi chiesto di non ratificare la sua nomina nonostante fossi già nelle condizioni di poterlo fare. Lo ritengo un gesto signorile di pacificazione e distensione in un momento delicato della vita politica del Paese, che rende onore e merito a una figura il cui profilo istituzionale viene confermato da tale decisione”. A corredo della notizia, inoltre, Galan ha sottolineato come la decisione sia stata presa “nonostante fosse trascorso il termine dei 30 giorni necessari alla formulazione dei pareri delle commissioni cultura di Camera e Senato“.

Da parte sua, il pubblicitario ha analizzato di persona i motivi della sua retromarcia. “La mia scelta è frutto di una decisione presa nelle ultime ore – ha spiegato Malagara -. Le varie battaglie, le prese di posizione che hanno accompagnato la questione della nomina in questi mesi fanno parte del gioco, diciamo così; quello che è successo negli ultimi giorni con il forte richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è altra cosa. In una situazione delicata sul piano politico e istituzionale mi sembrava poco opportuno procedere a questa nomina. Credo sia una decisione corretta; ho molta sensibilità per queste questioni. Credo sia stato un pensiero alto e penso di aver fatto bene. Mi è molto dispiaciuto”. Il manager, tuttavia, ammette di non sapere “se la partita è chiusa” e quali decisioni saranno prese dal ministro “anche perché sappiamo poco di quello che succederà in questi prossimi quattro giorni”.

A prescindere da ciò che accadrà, con il passo indietro di Malgara è stata messa la parola fine su una vicenda contraddistinta da molte polemiche e altrettante iniziative contrarie alla presa di posizione del ministro alla Cultura, andato contro tutto e tutti pur di assicurare la poltrona della biennale al manager amico di Berlusconi. Il primo a schierarsi contro la nomina era stato il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, il quale – anche in qualità di vice presidente di diritto della Biennale – aveva parlato di “candidatura inadeguata”, arrivando a immaginare un suo ruolo di supplenza nei rapporti con le grandi istituzioni internazionali. “Apprezzo la decisione di Malgara” è stato il commento odierno di Orsoni, il quale ha confermato la sua personale fiducia sulla riconferma del presidente uscente Paolo Baratta, il cui mandato scade il prossimo 18 dicembre. Per perorare la causa di quest’ultimo, inoltre, La Nuova Venezia aveva addirittura organizzato una raccolta firme che in poco tempo ha raccolto l’adesione di quasi quattromila persone, tra cui molti dei massimi esponenti della cultura mondiale.

Che l’iter per la nomina di Malgara non dovesse andare in porto, del resto, lo si era intuito da altri due particolari non di poco conto. La settimana scorsa, infatti, la candidatura del fondatore Auditel era stata bocciata dalla commissione Cultura della Camera, eppure Galan aveva confermato la sua linea. Almeno fino a ieri, quando è stata annullata la seduta della commissione Istruzione del Senato per discutere la designazione del ministro. Segnali inequivocabili, ma non sufficienti a far desistere Galan, il quale però si è dovuto arrendere alla crisi di governo, che di fatto ha bloccato il suo progetto per la Biennale. Nonostante le dichiarazioni di facciata, del resto, il motivo della rinuncia di Malgara dipende esclusivamente da un dato di fatto: l’uscita di scena di Silvio Berlusconi.

Senza il Cavaliere a guidare il governo, infatti, il manager ha perso il suo sponsor principale (o, meglio, il motivo scaturente della sua nomina), al quale è legato a doppia mandata da un passato ‘comune’. Dopo aver fatto fortuna ideando i marchi ‘Fido’ e ‘Miao’ (e poi ‘Olio Cuore’, ‘Gatorade’ e altri brand di successo), Malgara era entrato nella cerchia dei fedelissimi di Berlusconi. Perché? A quanto pare per un prestito (si dice di 15 miliardi), che nel 1992 il leader del Pdl gli concesse per l’acquisto di due aziende: la Hag (quella del caffè) e la Levissima. Il manager, poi, restituì dieci di quei quindici miliardi, mentre gli ultimi cinque – da quanto risulta dagli atti del processo All Iberian del 2001 – non sarebbero mai ritornati ad Arcore. Ciò significherebbe solo una cosa: che Malgara sarebbe stato debitore nei confronti di Berlusconi almeno dal 1992 al 2001, arco di tempo nel quale il manager aveva fondato e reso famoso l’Auditel, ovvero la società che certifica il successo (o l’insuccesso) di un programma televisivo. Tradotto: il capo delle tv Mediaset in forte credito con il titolare dell’istituto in grado di distruggere un’emittente. Nel 2005 (presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), invece, il nome di Giulio Malgara era saltato fuori per la corsa alla presidenza Rai, ma non se ne fece nulla. Questa volta, invece, è andato vicinissimo a diventare presidente della Biennale di Venezia, nonostante un pedigree “palesemente inadeguato” (Orsoni dixit). La nomina ‘calata dall’alto’, tuttavia, è stata disinnescata in extremis: ‘l’alto’, infatti, non c’è più.