Passi per la Bmw serie 5 intestata a una finanziaria di San Donato Milanese, passi pure per la moto di grosso cilindrata scovata nel garage, ma ora su Filippo Penati si abbatte l’ennesima tegola: il ritrovamento di 11mila euro in contanti nella sua abitazione. A rivelarlo questa mattina è il quotidiano La Repubblica che cita i verbali della Guardia di Finanza di Milano coordinata dai pm di Monza titolari dell’inchiesta sulle tangenti al Pd lombardo.

“Perquisizione con esito positivo” si legge nel verbale. Le banconote così sono state fotocopiate e messe agli atti. Si tratta di di diciassette tagli da 500, uno da 100 e 48 da 50. Sparse per la casa. Un fatto anomalo oppure normale amministrazione per un politico di alto rango? Perché tale è Penati, oggi indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti assieme a altre 18 persone.

I Finanziari, però, hanno trovato anche dell’altro. Una cartelletta azzurra dal titolo Trasporti Sesto. Questo si legge nelle carte dell’inchiesta. Si tratta della raccolta delle prime denunce dell’imprenditore Piero Di Caterina, grande pagatore di Penati e oggi suo primo accusatore. Dopodiché, i militari annotano suv, moto e soprattutto la chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. Qui sono arrivati i finanzieri, ma, si legge nell’informativa che Repubblica è in grado di citare, “il controllo ha dato esito negativo”.

Nel frattempo proseguono gli interrogatori. Sul tavolo, infatti, non ci sono solo le nuove dichiarazioni di Di Caterina e dell’immobiliarista Giuseppe Pasini, ma anche Diego Cotti, ex esponente locale dell’Udc imparentato con Pasini e presidente dell’Associazione imprenditori del Nord Milano.

Insomma, per la procura di Monza si annuncia un agosto pieno. Ora sulle scrivanie dei magistrati è atterrata anche un nuova presunta tangente mascherata per una caparra. Si tratta di un assegno da 2 milioni di euro a firma di Norberto Moser, 75 anni. ad di Dodelfa società del gruppo Gavio.

In mattinato, l’ex vicepresidente della Regione Lombardia, Filippo Penati, ha voluto precisare con una nota: “L’autovettura BMW serie 5, vecchia di cinque anni – ha scritto Penati – è del 2006, non era in garage ma in strada ed è intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, in quanto questa è la società di leasing della stessa BMW”. E ancora: “La moto di grossa cilindrata in realtà è una Motoguzzi 750 Nevada, di 10 anni fa, che ho recentemente acquistato usata. Le somme in contanti ritrovate non erano in diversi posti ma nella mia camera da letto e sono riferibili alle mie disponibilità e non riconducibili a fatti che mi sono contestati vecchi di 12 anni fa. Tengo quel denaro a disposizione per i miei viaggi in Italia all’estero”. “Desidero chiarire tutto questo – ha concluso – per evitare suggestioni che non hanno nessuna ragione d’essere nei fatti. Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti contestati”.