Il governo incassa al Senato la fiducia sul processo lungo con 160 sì, 139 no. Hanno votato contro Pd, Idv, Udc, Mpa, Api e Fli. A favore, Pdl, Lega e Coesione Nazionale. Il ddl adesso passa all’esame della Camera per l’approvazione definitiva.

Il testo modifica alcuni articoli del codice di procedura penale (articoli 190, 238 bis, 438, 442 e 495) in materia di giudizio abbreviato e di delitti punibili con la pena dell’ergastolo. La norma al centro della polemica politica è quella che ha fatto ribattezzare alle opposizioni il ddl “processo lungo”: prevede la possibilità per la difesa di presentare lunghe liste di testimoni e di non considerare più come prova definitiva in un processo la sentenza passata in giudicato di un altro procedimento. Anche se, quest’ultima norma, non vale ad esempio per i processi di mafia e terrorismo. Per i condannati all’ergastolo per reati di strage e per sequestro di persona, qualora vi sia stata la morte del sequestrato, la legge prevede una stretta dei benefici di cui i condannati potranno usufruire solo dopo aver scontato 26 anni di carcere.

Rimane poi la misura presente già nel testo approvato alla Camera che dà il nome alla legge sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo: in pratica per chi è condannato al carcere a vita non ci sarà più la possibilità, avvalendosi del giudizio abbreviato, di avere la sostituzione dell’ergastolo con la condanna a 30 anni di carcere. Le norme contenute nella legge si applicano ai processi in corso, tranne quelli già chiusi in primo grado. La legge dovrà essere approvata alla Camera per il via libera definitivo. Ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

In aula stamani il nuovo ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, ha fatto il suo esordio  in occasione del voto. Il ministro, che è anche senatore, ha partecipato ai lavori seduto ai banchi del Governo. Numerosissimi i parlamentari che vanno a complimentarsi con lui stringendogli la mano per la nomina.

Durante le dichiarazioni di voto al Senato l’intervento più duro è arrivato da Luigi Li Gotti dell’Italia dei Valori. “Il corpo della politica è invasa dalle metastasi per colpa vostra, siete causa dell’antipolitica. Affondate nella sfiducia del popolo italiano, sarete ricordati come la pagina più buia della Repubblica. Ora fiduciatevi, non cadrete in piedi, ma con le spalle al popolo cercando di evitare i meritati e sacrosanti calci nel sedere”, ha detto il senatore dell’Idv, trasformando il suo discorso in una requisitoria. “Siete espressione di un potere arrogante che protegge il capo assoluto. Avete sbagliato – afferma – sempre senza commettere errori, cioè senza incorrere nell’errore di fare qualcosa di giusto. Una condizione unica. Voi siete i berlusconiani, cioè l’espressione della malattia di un Paese”. Anna Finocchiaro del Partito Democratico si è rivolta ai banchi della maggioranza e ha ammonito il Pdl: “Quando sfilerete sotto quel banco per dire il vostro sì, sentirete sul collo il piede del padrone, dentro di voi qualcosa ribollirà”.

Dai banchi della maggioranza ha risposto Maurizio Gasparri. “Non accettiamo lezioni di moralità da chi non ha titolo per impartirne. Se un regime c’è lo si vada a cercare a Sesto San Giovanni dove di padre in figlio i sindaci alimentano un sistema di illegalità che riguarda la vostra storia”, ha detto il presidente dei senatori del Pdl, riferendosi alla vicenda che ha coinvolto Filippo Penati. “Se cercate il regime guardatevi allo specchio e lo troverete nel vostro passato e nel vostro presente”.