Un grana che rischia di diventare una bomba. I rifiuti pericolosi presenti nelle discariche dell’ex Sisas di Pioltello, in provincia di Milano, e finiti in Spagna potrebbero riprendere la strada di casa. In particolare, il nerofumo che sarebbe stato conferito all’impianto di Nerva con codici non conformi, e su questo sta ora lavorando anche la magistratura iberica. Le novità, e non sono le uniche, sono contenute nell’integrazione all’esposto che ieri Greenpeace Italia ha depositato alla procura della Repubblica di Milano. E’ l’ultima puntata di una “sporca storia” che Ilfattoquotidiano.it aveva anticipato a marzo.

L’organizzazione ambientalista svela due retroscena nelle operazioni di bonifica che forse potrebbero alzare un velo anche sull’indagine aperta dalla procura sul commissario straordinario per l’emergenza Luigi Pelaggi, indagato per corruzione. “Alcune delle navi in partenza dal porto di Genova nel 2011 (Zeeland, Deneb, Sisu Capella), trasportavano sicuramente rifiuti in provenienza dalla ex Sisas. Il codice Cer dichiarato per questi carichi è 06.13.05. Questo codice”, continua il dossier di Greenpeace (scaricalo qui), ” individua il ‘nerofumo pericoloso’, mentre l’autorizzazione all’importazione in Spagna dei rifiuti pericolosi provenienti dalla ex Sisas rilasciata dalla Giunta andalusa riguardava esclusivamente i rifiuti identificati col codice Cer 19.13.01. Da notare che la Relazione tecnica del luglio 2010, fatta propria integralmente dal commissario, identifica col codice Cer 06.13.05 una quantità di rifiuti pari a 23.400 tonnellate”. Il nerofumo è il pulviscolo derivato dalla combustione del catrame e di altre sostanze, molto dannoso per la salute se inalato.

Leggendo le carte, come hanno meticolosamente fatto gli ambientalisti, emerge quindi un’altra colossale incongruenza: da Pioltello sono stati asportati rifiuti pericolosi, tutti identificati in base al codice 19.13.01, conferiti a società che non gestiscono impianti autorizzati allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Greenpeace cita, a solo titolo di esempio, le società Pbr Srl di Maclodio (Brescia); Vallesabbia Servizi Srl di Agnosine (Brescia); Xela Srl di Cortaccia (Bolzano); Sotris di Ravenna; Eco-Energy spa, Noventa di Piave (Venezia).

Intanto in Spagna la discarica di Nerva sta diventando un caso politico-ambientale. Lo scorso 12 luglio, la Giunta andalusa ha deciso la chiusura dell’impianto, gestita dalla società Befesa, a seguito di un incendio, il secondo in due mesi. In dichiarazioni rese alla stampa, l’assessore all’ambiente ha dichiarato che l’incendio “è la goccia che fa traboccare il vaso”. Incredibile la sequenza documentata da Greenpeace Spagna sulla “cura” ambientale con la quale viene gestito il conferimento di rifiuti provenienti dall’Italia.

Redazione di Valori