Più che una conferenza stampa quella di oggi alla Camera dei deputati è sembrata una puntata di “Io confesso”, indimenticabile programma di Rai3 condotto da Enza Sampò. Protagonista: Roberto Calderoli, ministro leghista per la Semplificazione normativa, ma soprattutto padre di quella legge elettorale definita da lui stesso “una porcata“. Una legge che “grazie” alle liste bloccate, lascia la scelta dei parlamentari direttamente ai partiti. Gli elettori, insomma, non contano nulla nella scelta dei propri rappresentanti. Una norma così impopolare, il Porcellum, che la stessa Lega vorrebbe cambiare, magari con l’aiuto di Udc e Pd. Così oggi Calderoli, serafico, ha colto l’occasione della presentazione del libro di Pierluigi Mantini, “Riforme istituzionali per la terza Repubblica”, per ‘confessare’ davanti a Pier Ferdinando Casini (Udc) e Luciano Violante (Pd): “Vengo accusato di avere fatto la madre di tutti i mali, il Porcellum, ma credo che sotto sotto non ci sia segretario di partito che non fosse contento per le liste bloccate”.

A quel punto è stato interrotto da un neanche troppo scandalizzato Luciano Violante che ha abbozzato solo una piccola reprimenda: “Ma questa Calderoli è una aggravante” e il colonnello leghista, sornione e sorridente ha ribadito: “E’ che non ci sono segretari di partito qui, si tengono ben nascosti, ma io credo che un Parlamento, lo dico fuori dai denti, che è stato eletto con le liste bloccate, abbia una certa diffidenza verso qualsiasi altro sistema che possa mettere in dubbio il proprio futuro”. Ma non è tutto. Il ministro del Carroccio ha aggiunto: “Ho visto girare iniziative referendarie e proposte di legge e credo che una maggior riflessione rispetto alla legge elettorale debba essere fatta, ma non è possibile che uno stesso gruppo presenti quattro o cinque proposte differenti. Temo – ha proseguito – che nessuna di queste possa arrivare nemmeno lontanamente al 50 per cento dei voti necessari in Parlamento. Quando porti una riforma devi avere i numeri per farlo. Per questo – conclude – deve essere del 75/80 per cento la maggioranza necessaria per la riforma. Altrimenti il Porcellum avrà dieci o quindici vite”.

Ma la “confessione” sulla legge elettorale non è stato l’unico momento in cui Calderoli è stato particolarmente franco. Prima di scappare in Senato per ascoltare Berlusconi, ha affermato: “Voglio dire un’ultima cosa: è inaudito che in Parlamento si lavori solo un giorno e mezzo. Io credo che – ha precisato – è invalsa ormai l’abitudine per cui al di fuori del martedì pomeriggio e fino al giovedì a mezzogiorno, poi liberi tutti. E’ un’assurdità e credo che se si utilizzassero le commissioni parlamentari, si potrebbe lavorare con più produttività dimostrando al Paese che si lavora, come ogni cristiano, 5 giorni alla settimana”.