Il nuovo presidente della Corte Costituzionale Alfonso Quaranta

Il nuovo presidente della Corte Costituzionale è Alfonso Quaranta, il giudice che piace al centro-destra, l’ex capo di gabinetto del discusso ministro democristiano, Remo Gaspari. Nei prossimi mesi si appresta nuovamente ad esprimersi su alcuni processi a Silvio Berlusconi. Oggi, a pochi minuti dalla nomina, Quaranta si è espresso sulla decisione che la Consulta dovrà prendere domani in merito all’ammissibilità del referendum sul nucleare. Secondo Quaranta la Corte non avrebbe il potere di bloccare il quesito proposto dall’Idv. “Personalmente – ha detto – ritengo di no”. Questa tematica, ha aggiunto, “sarà sottoposta all’esame specifico della corte, che domattina ascolterà le parti, inclusa l’Avvocatura dello Stato per conto del governo, che hanno presentato memorie”. Per Quaranta “è difficile rispondere se sarà una decisione semplice o complessa. Sarà quel che è necessario che sia. La corte valuterà tutti gli elementi e poi deciderà. Abbiate pazienza di aspettare domani, al massimo dopodomani: la corte agirà con estrema rapidità”.

L’annuncio della nomina è arrivato alle 11. Con l’elezione di Quaranta, che sostituisce Ugo De Siervo, salta il criterio dell’anzianità di carica che ha garantito l’automatismo dell’elezione. Un meccanismo molto importante per la libertà dei giudici, secondo Paolo Maddalena, il successore di De Siervo, se la Corte non avesse deciso di cambiare criterio, optando per la presidenza lunga.

Di area cattolica, Maddalena, uno dei giudici che ha votato contro il lodo Alfano e il legittimo impedimento a premier e ministri, mercoledì scorso si è ritirato dalla corsa alla presidenza con un gesto inedito: ha scritto una lettera ai colleghi in cui denuncia i rischi di accantonare l’anzianità di carica: “Questo criterio ha il pregio di essere oggettivo e di evitare conflitti interni, rischi di accordi e alleanze che potrebbero influire sulla libera decisione dei giudici”. Poi i toni della missiva si fanno amari: “Per evitare imbarazzi e malevoli interpretazioni, ho deciso di rinunciare alla candidatura che risultava naturale, avendo svolto funzioni di presidente facente funzioni da oltre un mese”. Oggi, Maddalena è stato indicato da Quaranta  come suo vice insieme ad Alfio Finocchiaro.

Il mandato del neoeletto Quaranta scade il 27 gennaio 2013. Il nuovo presidente scavalca non solo Maddalena, fuori dalla Corte a fine luglio, ma anche Finocchiaro, tra i giudici che hanno votato a favore delle leggi ad personam.

Quaranta è stato eletto con 10 voti a favore e 3 schede bianche. I votanti in tutto erano 13 poiché era assente il giudice Maria Rita Saulle, a causa di un malore, mentre ancora non è stato eletto da parte del Parlamento il 15esimo giudice che dovrà sostituire Ugo De Siervo.

Nel suo primo discorso da presidente della Consulta, Quaranta, oltre a esprimersi sul potere di cancellare il referendum, ha voluto sottolineare come siano state “inopportune le interferenze esterne sull’autonomia della corte.  Questa mia elezione – ha aggiunto – fa giustizia di ogni illazione sulla presunta politicizzazione della corte, che spero cessi”.

Il neo presidente della Consulta, insieme agli altri giudici, già domani dovrà affrontare una patata bollente: l’ammissibilità del referendum sul nucleare, sancita dalla Cassazione. Il governo ha fatto ricorso e venerdì scorso: l’avvocatura dello Stato ha presentato una memoria nella quale si chiede di dichiarare inammissibile il referendum perché non è vero, come si legge nell’ordinanza della Cassazione, che il decreto “Omnibus” contiene soltanto una modifica “formale” rispetto alle norme sul nucleare. C’è stata una “innegabile e sostanziale diversità di scelta”, pertanto – sostiene palazzo Chigi – gli elettori, il 12 e 13 giugno, si troveranno a votare un quesito “del tutto difforme rispetto a quello in base al quale sono state raccolte le sottoscrizioni necessarie allo svolgimento del referendum”. Chiedono, invece, il rigetto dell’istanza del governo la segreteria nazionale del Pd e i gruppi parlamentari di Camera e Senato che si sono costituiti davanti alla Consulta.

Anche questa nuova stagione della Corte sarà segnata da sentenze legate ai processi a carico di Silvio Berlusconi. Si comincia il 6 luglio quando i giudici dovranno decidere sull’ammissibilità del conflitto tra Camera e magistratura di Milano sul caso Ruby per il quale il presidente del Consiglio è imputato di concussione e prostituzione minorile. La maggioranza ritiene che debba essere il tribunale dei ministri a dover procedere. In caso di ammissibilità il tribunale potrebbe sospendere il processo per ragioni di opportunità, in attesa della sentenza.

Il 5 ottobre sarà la volta del conflitto sul caso Mediaset-diritti tv, sollevato da palazzo Chigi contro i giudici di Milano che stanno processando Berlusconi per frode fiscale. Contestata un’ordinanza del tribunale con la quale ha negato al premier un legittimo impedimento il primo marzo 2010, facendo così proseguire l’udienza.

Aggiornato dalla redazione web il 6 giugno 2006 alle 12.00