Il radicale Marco Beltrandi

E’ il voto del radicale Marco Beltrandi a evitare al governo la sconfitta in aula alla Camera. La mozione del Pd sull’election day è stata infatti respinta per un solo voto, quello appunto dell’esponente radicale eletto con il Pd. Le altre due mozioni, presentate da Idv e Udc, sono state bocciate con uno scarto maggiore perché i deputati della maggioranza sono corsi in aula per esprimere il voto. Il risultato finale è stato 276 no contro 275 sì. Voto sul quale hanno pesato anche le assenze nelle file delle opposizioni. Non hanno partecipato al voto 10 deputati del Pd, 8 di Fli, 4 dell’Udc e 2 dell’Idv.

La scelta di Beltrandi, secondo il presidente del Pd, Rosy Bindi “è gravissima: ci sono dei momenti nei quali la disciplina di un gruppo è fondamentale”. Bindi non esclude che il deputato possa essere espulso dal partito: “Queste cose le decide il capogruppo”, ha detto.

Dario Franceschini era furioso, dopo che il radicale Marco Beltrandi ha affossato con il suo voto la mozione del Pd per l’election day. “Per un voto, solo per un voto! Potevamo vincere…”, ha detto il capogruppo Pd alla Camera. “Noi eravamo tutti in Aula, con il 95 per cento delle presenze”, ha ricordato, “purtroppo il voto di un deputato radicale, Beltrandi, per di più in dissenso dagli altri radicali e, per quel che mi risulta, anche senza dare motivazione, con il suo voto negativo e’ stato determinante”. E’ chiaro, ha spiegato, “che questo voto, trattandosi di unamozione, non aveva un effetto giuridico cogente, ma sarebbestato difficile che il governo andasse contro il voto delParlamento. Siccome di mezzo ci sono legittimo impedimento,il nucleare e l’acqua, il voto di Beltrandi e’ veramente irresponsabile”.

Della reazioni di Bindi, il radicale si è detto “stupito”. Il “mio dissenso è politico, figuriamoci se intendo passare in maggioranza”, ha detto. “Il dissenso dal gruppo ci può essere ed invece il Pd, in una riunione lunedì sera, ha avuto una reazione verso di me che mi ha colpito negativamente”. Ritengo, ha aggiunto, “che finché c’è il quorum l’abbinamento delle due date è un escamotage per raggiungere il quorum ma se si crea questo precedente, vuol dire che ogni governo potrebbe abbinare le date per pilotare l’esito del referendum. Il pd non mi ha convinto ma io penso che debba essere consentito votare in dissenso ed invece il Pd si è indignato con me anche se in questa legislatura 22 parlamentari hanno lasciato il gruppo, alcuni si sono portati via pure le poltrone ma non ho visto la stessa reazione”.

L’Aula della Camera ha respinto, ma con una maggioranza al massimo di due voti, le tre mozioni presentate dall’opposizione per impegnare il governo a tenere in un solo election day i referendum e il primo turno delle elezioni amministrative. In Aula hanno votato solo due deputati del Pid, la formazione di Saverio Romano nell’ambito del gruppo Iniziativa Responsabile: Pippo Gianni e Michele Pisacane.

La prima delle tre mozioni, quelladel Pd, è stata bocciata per un solo voto di differenza (276 no e 275 sì), semplicemente perchè una deputata dell’opposizione si era sbagliata a votare. Mentre erano pieni i banchi del governo, mancavano tutti i deputati del Pid, la formazione di Saverio Romano che appare in predicato per essere nominato ministro delle Politiche agricole al posto di Giancarlo Galan che passerebbe ai Beni culturali. Alla successiva votazione, sulla seconda mozione sullo stesso tema, quella dell’Idv, sono arrivati di corsa Pippo Gianni e Michele Pisacane: il loro voto è stato decisivo per bocciare la mozione con 276 no contro 274 sì. Situazione sostanzialmente analoga sulla terza ed ultima mozione, quella dell’Udc: è stata respinta con 277 no contro 275 voti a favore. Dai banchi dell’opposizione mancavano i deputati delle Minoranze linguistiche.