Una nuova giornata di guerra civile. Le violenze in Libia non accennano a finire. Alcuni residenti di Tripoli citati dalla tv Al Jazeera riferiscono di nuovi attacchi aerei questa mattina su alcuni quartieri della Capitale. Altre fonti riferiscono che alcuni mercenari assoldati dal regime di Gheddafi stanno sparando colpi di arma da fuoco sui manifestanti. Fatto sta che il conteggio dei caduti è impressionante: si parla di mille morti nella sola giornata di oggi. La notizia arriva dal presidente del Comai, la Comunità del mondo arabo in Italia, che è in constante contatto con alcuni testimoni in Libia. Intanto, secondo l’emittente al Arabiya, il raìs si prepara ad annunciare in un discorso tv riforme di grande respiro, fra le quali la creazione di amministrazioni locali, con bilanci indipendenti.

Riguardo al numero delle vittime della repressione, c’è chi smentisce che i morti siano un migliaio. Nelle ultime ore, da più fonti si è negato che ci siano effettivamente stati i raid aerei contro i manifestanti. Alcuni blogger su Twitter sostengono che le voci siano state fatte circolare dallo stesso regime di Muammar Gheddafi per mandare un segnale alle altre città in rivolta.

Nel frattempo le crepe fra i sostenitori del Rais sono sempre più evidenti. Come riferisce il canale Press Tv, sono sempre di più i militari e i politici che sono passati dalla parte dei manifestanti pro-democrazia in seguito allo spropositato uso della forza per reprimere i cortei.

L’ultimo ad aver girato le spalle a Gheddafi è il generale Abdelhilam Hussein. Prima di lui aveva abbandonato il regime anche il generale Al-Mahdi al-Arabi, che ha diffuso un comunicato per chiedere a tutti i militari di passare con i manifestanti.

A tale riguardo una nuova scioccante rivelazione arriva da un ufficiale dell’aeronautica militare. Qasim Najiya, nel corso di un’intervista alla tv satellitare del Quatar ha detto che il colonnello, alla vigilia della rivolta, avrebbe fatto eliminare molti ufficiali delle forze armate che credeva potessero rivoltarsi contro il regime.

Dopo i militari, anche gli ambasciatori libici sparsi per il mondo hanno preso le distanze dai metodi usati da Tripoli per reprimere le manifestazioni di piazza. Il primo è stato il rappresentante permanente della Libia presso la Lega araba, Abdel Moneim al-Honi, che domenica ha annunciato la sua intenzione di unirsi alla “rivoluzione”. Il suo esempio è stato seguito dal rappresentante diplomatico di Tripoli a Pechino, Hussein Sadiq Al Mousrati, che citato da al-Jazeera ha invitato tutti gli altri ambasciatori nel mondo a fare altrettanto. Un invito che è stato raccolto dall’Australia agli Stati Uniti d’America.

Nel frattempo, nonostante la durissima repressione, continuano le proteste. Secondo  un messaggio su Facebook postato dal sito di opposizione libico “17 febbraio”, molti manifestanti stanno confluendo sulla Piazza verde di Tripoli.

La guerra civile in corso nel paese nordafricano non si gioca solo sul terreno degli scontri di piazza. All’indomani del messaggio del colonnello in cui diceva di non dare retta alle televisioni che riportavano il bollettino di morti e feriti, oggi sono stati trasmessi nuovi messaggi sulla televisione nazionale pubblica. Da questa mattina la tv di Stato libica sta infatti lanciando una serie di messaggi rassicuranti alla popolazione. Su un banner apparso sullo schermo dell’emittente di Tripoli si legge: “fratello cittadino, dicono che sia in corso una strage in molte città libiche e nei villaggi. Come sai, fa parte della guerra mediatica e psicologica fatta di bugie e di voci fatte girare allo scopo di distruggere il tuo morale, la tua stabilità e per condizionare le tue scelte”. In un secondo avviso, che si riferisce alle notizie riportate dalle tv come ‘al-Jazeerà e ‘al-Arabiya’, si legge ancora: “non credete alle notizie false diffuse dai canali satellitari che ti avvelenano”.