A molti sono venute in mente alcune scene del film di Matteo Garrone “Gomorra”, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano.

Sulla carta doveva essere un “terreno agricolo per la realizzazione di un uliveto”. In realtà era una gigantesca discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi.

E di rifiuti ce ne sono finiti tanti. Anche troppi, lanciati dal costone della collina di Gallina, una frazione di Reggio Calabria. Anche quelli di scuole, privati e imprenditori. Ma soprattutto quelli dell’Atam, l’azienda municipalizzata di autobus gestita da Demetrio Arena, il candidato del centrodestra a sindaco della città dello Stretto, imposto dal governatore della Regione Giuseppe Scopelliti al Popolo della Libertà.

E’ grazie alla ditta di Rita Giuseppina Calafiore, non iscritta all’albo nazionale gestori ambientali, che l’Atam ha riversato qualcosa come 120 tonnellate di rifiuti.

È quanto emerge nell’inchiesta dei carabinieri “Terrazzamento” che vede 22 persone indagate. Su richiesta della Procura, il gip di Reggio ha disposto il sequestro preventivo di tre società, del bar interno all’aeroporto, del terreno dove è sorta la discarica abusiva e di 21 camion che servivano a scaricare materiale edile su un costone della collina.

Due dei mezzi sequestrati sono di proprietà di Francesco Berna, fratello del consigliere comunale del Pdl Demetrio, ex coordinatore cittadino di Forza Italia. Si tratta, in sostanza, di due autocarri che, nel luglio 2009, avevano scaricato oltre 18 tonnellate di rifiuti “derivati da demolizione” e consegnati alla società “Eko” il cui titolare, Vittorio Bruno Martino, si ritrova adesso al centro dell’inchiesta.

Per lui l’accusa è di aver realizzato un discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi in territorio in cui vige lo stato di emergenza. Secondo la Procura, infatti, Martino è responsabile di traffico di rifiuti, gestione e trasporto non autorizzati di rifiuti speciali e realizzazione di lavori di terrazzamento di terreni a scopo agricolo in assenza di autorizzazione.

È stato sufficiente andare sul sito di “Bing Maps” agli inquirenti per osservare la foto effettuata con il satellite che aveva immortalato all’interno dall’area di proprietà della Eko un camion che scaricava materiale edile nella discarica abusiva. Le successive indagini, hanno consentito ai carabinieri di andare oltre. Di accertare che in quella mega-discarica ci finiva di tutto. Compresi i rifiuti speciali di cui l’Atam avrebbe dovuto accertare la destinazione.

Una tegola in testa per il candidato a sindaco del Popolo della Libertà che, quantomeno, ha peccato di superficialità nella gestione di quelle 120 tonnellate di rifiuti.

In riva allo Stretto partono le polemiche. C’è chi parla, come il segretario cittadino dei Comunisti italiani Ivan Tripodi, addirittura di “una nuova Gomorra, questa volta tutta reggina, che evidenzia il grado di penetrazione del malaffare in molti enti ed istituzioni pubbliche”.

Per l’esponente politico, l’operazione “Terrazzamento” consegna “un pesantissimo spaccato di cinica e consapevole distruzione e deturpazione del territorio. Per il profitto non si guarda in faccia niente e nessuno; si è pronti a creare dal nulla una discarica, ovviamente abusiva, e non si pensa al conseguente disastro ambientale. Pur non avendo alcun requisito o autorizzazione di legge per espletare il trasporto di rifiuti speciali, vi era una lunga fila per assegnare lavori di smaltimento dei rifiuti”.

E arriva anche la stoccata a Demetrio Arena, il dirigente uscito magicamente dal cilindro del governatore Scopelliti per proseguire in quel progetto del “modello Reggio”, cartolina.

“L’aspetto macroscopico dell’inchiesta giudiziaria – continua Tripodi – riguarda il pieno coinvolgimento nella vicenda di Demetrio Arena. L’inchiesta giudiziaria evidenzia una gravissima irregolarità, con pesanti profili sul tema della legalità e della trasparenza, nella condotta e nella gestione dell’Atam da parte di Arena. Pertanto, crediamo che sia assolutamente necessario ed indispensabile, per evidenti questioni di opportunità e trasparenza che Arena rassegni immediatamente le dimissioni dall’importante incarico di Amministratore Unico dell’Atam. Un’ulteriore interrogativo è d’obbligo: quale garanzia potrà mai dare un personaggio che nell’esercizio delle sue funzioni, violando, secondo la Procura, le leggi, affida costosi incarichi di lavoro ad imprese, forse perché amiche, che non hanno alcuna autorizzazione per esercitare l’attività in questione? Se il buon giorno si vede dal mattino temiamo che la città, se il Pdl non ritirerà la candidatura di Arena, sarà costretta a vivere una nuova stagione buia e da vero e proprio incubo”.

di Lucio Musolino