Ecco le carte segrete di Franco Frattini sull’appartamento di Montecarlo. Eccole qui, pubblicate quie in home page da ilfattoquotidiano.it. Questa mattina, durante il question time, il ministro degli esteri ha detto che i documenti dimostrano “in maniera tangibile” che la casa di Monaco venduta da Alleanza Nazionale a una società off shore di Saint Lucia è di proprietà del cognato di Fini Giancarlo Tulliani. E ha aggiunto che il governo “non può né vuole dare informazioni sui dettagli contenuti” nelle carte. Leggendole il perché diventa chiaro. Semplicemente il primo ministro di Saint Lucia, Stephensson King, ha certificato che è autentico il contenuto di una vecchia e ormai celebre lettera del ministro della Giustizia Rudolph Francis sul caso Tulliani. Una missiva già agli atti della procura di Roma e già pubblicata prima da due giornali caraibici e poi da Dagospia e da Il Giornale, il 22 settembre.

Scorrendo la lettera del premier di Saint Lucia si scopre però che questa comunicazione a Frattini è avvenuta il 10 dicembre. E che la missiva non è arrivata in Italia tramite i consueti canali diplomatici, o tramite un fax autenticato come avviene nello scambio ufficiale tra ambasciate o consolati. La lettera è invece stata mandata tramite un corriere espresso internazionale, l’americana Fedex che ha recapitato il plico a piazza della Farnesina, 00100 Roma, numero di serie: 86 76 4921 8430 0402. La data di spedizione è quella del 20 dicembre 2010. Il che vuole dire che il ministro si è tenuto nel cassetto il nuovo documento di Saint Lucia per oltre un mese.

Nella sua risposta all’interrogazione, presentata il 25 gennaio dal senatore Pdl, Luigi Compagna, spiega Frattini, la “risposta del primo ministro di Saint Lucia è arrivata alcune settimane fa”. Quello che però non dice è che il premier dello staterello caraibico nella lettera scrive tra l’altro: “Le nostre indagini e il nostro interesse dovuto ai lanci di stampa internazionale riguardavano determinate compagnie registrate sotto la giurisdizione di Saint Lucia ed era di interesse per i giornalisti italiani che ne facevano ricerche investigative”. E aggiunge di aver “accluso” alla missiva “una copia del memorandum ufficiale rilasciato dal procuratore generale e a me indirizzato, che è stato pubblicato su diversi giornali internazionali e che ha concluso che il signor Giancarlo Tulliani era l’utilizzatore e il beneficiario di dette compagnie”.

In quel periodo (estate 2010) chi a Saint Lucia si dava da fare per ricostruire i retroscena dell’affare immobiliare era un vecchio amico del premier, l’editore dell’Avanti, Valter Lavitola. Lo stesso Lavitola che il 25 gennaio prima del vertice serale del Pdl a Palazzo Grazioli si intrattiene per un’ora e mezza con il premier Silvio Berlusconi. Lavitola esce di soppiatto, acquattandosi in auto, ma alcuni fotografi scattano e i flash illuminano il volto del giornalista dell’Avanti. Il mattino stesso il senatore Compagna aveva presentato la sua interrogazione.

Insomma la mossa della Farnesina è tutta politico-mediatica. Si gioca di nuovo la carta della casa di Montecarlo del cognato di Fini, per tentare di arginare l’altro scandalo: quello per prostituzione minorile e concussione che vede indagato il premier. E lo si fa calibrando i tempi. Prima, il 25 gennaio, si fanno uscire indiscrezioni sulla stampa che, come fa Il Giornale, scrive che “la documentazione sarebbe arrivata una settimana fa al ministero degli Affari Esteri”. E poi aggiunge che le carte potrebbero essere di lì a poco trasmesse alla magistratura. Infine arriva l’interrogazione di un senatore Pdl e quindi, con urgenza, la risposta di Frattini che in aula dice di aver già inviato il tutto “alla procura di Roma”.

Il tutto quando la partita giudiziaria, almeno dal punto di vista dei pm, è già chiusa. Per la procura, infatti, anche se la casa di Montecarlo è stata acquistata tramite uno schermo off shore da Tulliani il procedimento per truffa, nato da un esposto di Francesco Storace, va archiviato. E il danno per il partito se c’è va discusso in sede civile. Per questo è stata chiesta l’archiviazione. Deciderà il gip di Roma il 2 febbraio.