“Mi spiace dover dire una cosa che farà male a moltissimi meridionali perbene, e ce ne sono tanti, ma se fate caso tutti i voltagabbana acquistati da B. in questo mercato delle vacche, se si eccettua Calearo, sono tutti meridionali a prova che nel Sud la classe dirigente è la causa di tutte le disgrazie di questa martoriata terra, e purtroppo non si vede uno spiraglio a questa tragedia”.

Così scrive “Giorgio 2010” tra i commenti al mio discusso e provocatorio post sulle responsabilità della candidatura e dell’elezione nel Pd di Bruno Cesario, decisivo nel salvare il governo Berlusconi. Napoletano, infatti, è il suddetto Cesario (e ribadisco: se D’Alema non avesse optato per l’elezione in Puglia, Cesario ora starebbe a casa). Siciliano è Domenico Scilipoti, il sosia di Danny De Vito fulminato sulla via di Arcore dopo essere stato eletto in Idv nel nome dell’antiberlusconismo. Di origini abruzzesi è l’altro deputato ex dipietrista Antonio Razzi, al quale auguriamo di estinguere presto il mutuo che lo riguarda. Di Agerola, tra Napoli e la costiera amalfitana, è il deputato eletto nelle fila dell’Udc Michele Pisacane, famoso per aver fatto eleggere in consiglio regionale la moglie candidata col cognome ‘Pisacane’, che entrò nell’Udc dopo essere stato eletto  nell’Udeur e ora esce dal partito di Casini per fondarne un altro, il Pdi, e sostenere il Cavaliere.

E a questo punto faccio un piccolo passo indietro e ricordo che al Senato nel 2008 Prodi cadde per il passaggio nel centrodestra del beneventano Clemente Mastella (che vorrebbe fare il sindaco di Napoli) e dei napoletani Tommaso Barbato e Giuseppe Scalera, ovvero due udeurrini e un margheritino. E poi: di dov’è quel parlamentare, Riccardo Villari, che eletto nel Pd voleva a tutti i costi presiedere la commissione di vigilanza Rai coi voti del Pdl? Ma di Napoli, ovviamente.

Ed ancora: quando pochi mesi fa il pidiellino Stefano Caldoro ha vinto le elezioni regionali ed è diventato Governatore della Campania, ha composto una giunta composta per cinque dodicesimi da politici che fino a poco prima erano organici alla maggioranza di centrosinistra di Antonio Bassolino. Il segnale che ne uscì era chiarissimo: bisogna premiare i cambi di casacca, senza i quali a Napoli nemmeno B. può avere la meglio.

Nomi e cognomi: il vice presidente della giunta regionale Giuseppe De Mita (Udc), ex segretario avellinese del Pd (nipote di Ciriaco De Mita); l’assessore al Personale Pasquale Sommese (Udc), ex vice segretario napoletano del Pd ed ex consigliere regionale della Margherita Pd; l’assessore all’Università Guido Trombetti, che pezzi del Pd avrebbero voluto candidare a Governatore della coalizione di centrosinistra contro Caldoro; l’assessore al Lavoro Severino Nappi (Udeur), ex componente della segreteria napoletana dei Ds; l’assessore all’Avvocatura Ernesto Sica (Pdl), già consigliere regionale della Margherita e organizzatore nella sua Pontecagnano delle feste nazionali del partito di Rutelli, happening politico irrinunciabile per i fans di Ciriaco De Mita e Bassolino (Sica si è poi dimesso ma per note ragioni extrapolitiche).

Vogliamo guardare anche nelle amministrazioni provinciali? Mi fermo a Napoli, perché la nausea inizia a farsi forte, e dico che in presenza di una maggioranza fondata sull’asse Pdl-Udc, quasi mezzo gruppo consiliare del partito di Casini proviene dal Pd o da Idv e uno dei suoi assessori, Pietro Sagristani, era assessore in quota Pd nella precedente giunta di centrosinistra e si è candidato al consiglio provinciale nella lista Udc mentre era ancora assessore democrat in carica: si è dimesso solo dopo aver ufficializzato e firmato la candidatura a sostegno dell’azzurro Luigi Cesaro.

Le degenerazioni del trasformismo in politica sono alcune delle tante questioni meridionali irrisolte? Perché nel Sud i voltagabbana proliferano? E’ sufficiente la spiegazione dell’assenza di un radicato voto d’opinione? E’ plausibile definire i cittadini succubi di politici ai quali implorare piaceri e favori, con l’effetto di creare una banda di cacicchi capace di trasportare ovunque e senza conseguenze il proprio serbatoio elettorale? Non lo so, io faccio il giornalista e non ho gli strumenti e le conoscenze appropriate per dare una risposta alle domande che pongo. Voi cosa ne pensate?