Parola d’ordine minimizzare. E’ questa la linea del Ministero della Salute sulla questione arsenico nelle acque di rubinetto di 128 città italiane. Nei giorni scorsi la Commissione Europea aveva deciso di non concedere più deroghe allo sforamento dei valori massimi del pericoloso elemento chimico negli acquedotti di alcuni centri di Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria. “Vorrei dire che 50 microgrammi di arsenico non rappresentano un reale pericolo per la salute – ha cercato di rassicurare sabato il Ministro Ferruccio Fazio – Quelli imposti dalla Ue sono limiti di sicurezza dovuti principalmente a un periodo di precauzione. L’unico problema resterà per circa un anno per circa 100mila persone nel viterbese. Ma e’ un’emergenza molto relativa”.

Peccato che oltre agli abitanti della Tuscia che rischiano di vedersi chiudere i rubinetti di casa, ci sono anche i 900mila cittadini delle cinque regioni coinvolte. Per i quali, secondo quanto dichiarato dallo stesso Fazio, potrebbe essere richiesta la deroga per valori di concentrazione fino a 20 μg/l, il doppio rispetto al valore massimo di 10 μg/l stabilito dalla direttiva 98/83 del Consiglio Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.

Una deroga che se concessa non risolverebbe di fatto il problema della contaminazione, consentendo però ai sindaci di poter continuare a dichiarare potabile, grazie all’innalzamento del limite, un’acqua che teoricamente non dovrebbe esserlo. Il tutto a scapito della popolazione che spesso è inconsapevole del pericolo. A rischiare grosso sono soprattutto i bambini fino a 3 anni di età, per i quali vige il divieto assoluto di bere acqua con valori di arsenico oltre il limite di 10 μg/l. A tale riguardo la direttiva europea dice che “occorre adottare misure specifiche per la loro protezione”.

“Qualsiasi ulteriore richiesta di deroga a quanto prescritto dalle norme italiane ed europee sarebbe estremamente grave e dannosa”. Questa l’opinione di Medici per l’Ambiente, sezione italiana dell’International Society of Doctors for the Environment (ISDE), che ha rispedito al mittente le rassicurazioni del Ministro Fazio. “L’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (IARC) classifica l’arsenico come elemento cancerogeno certo di classe 1 e lo pone in diretta correlazione con molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. L’esposizione ad arsenico attraverso l’acqua destinata a consumo umano è stata associata anche a cancro del fegato e del colon”. In base a queste valutazioni, l’associazione ha rivolto alle autorità competenti una serie di richieste: vietare per consumo umano l’acqua contenente arsenico oltre il limite di legge di 10 μg/l anche provvedendo a forme alternative di approvvigionamento, informare correttamente la popolazione sulla questione e adottare immediatamente tutti i provvedimenti necessari a dearsenificare l’acqua destinata a consumo umano.

A un mese dalla decisione della Commissione europea, le uniche amministrazioni che hanno adottato provvedimenti concreti a tutela della popolazione sono Vitorchiano nel Viterbese e Velletri, dove i sindaci hanno sospeso l’erogazione dell’acqua.

“Abbiamo ovviamente e tempestivamente provveduto a chiedere al Ministero della Sanità la deroga a 20 μg/, che la UE ha già concesso al resto d’Europa” ha dichiarato l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Marco Mattei. Una scappatoia che dovrebbe impedire che vengano dichiarate non potabili le acque di 46 fra i 67 comuni della regione più coinvolta dall’emergenza, secondo le cifre diffuse dallo stesso assessorato. Per gli altri 21, di cui 15 nella provincia di Viterbo, che presentano livelli di arsenico nelle acque compresi tra 20 e 50 μg/l, nessuno escamotage sembra invece poter rimandare ancora la chiusura dei rubinetti.