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Israele: “Eliminato il capo della marina dei Pasadaran”. Cnn: “L’Iran si prepara all’invasione e piazza mine sull’isola di Kharg”

Wall street journal: "Trump potrebbe ordinare l'invio di truppe". Attacchi Idf su larga scala contro infrastrutture del regime. Missili su Israele anche dal Libano: nessuna vittima. Al Jazeera: Pasdaran mirano alle infrastrutture nucleari. Secondo Cnn Trump vuole chiudere il conflitto tra 2-4 settimane
Israele: “Eliminato il capo della marina dei Pasadaran”. Cnn: “L’Iran si prepara all’invasione e piazza mine sull’isola di Kharg”
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Wall street journal: “Trump potrebbe ordinare l’invasione via terra dell’Iran”

Gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “più duramente di quanto non sia mai stata colpita prima” se Teheran non raggiungerà un accordo per porre fine al conflitto. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt. “Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l’inferno”. Trump è disposto a ordinare l’invio di truppe statunitensi sul suolo iraniano, ma esita a farlo, in parte perché ciò potrebbe compromettere il suo obiettivo di una rapida conclusione del conflitto. Teme che il numero di soldati americani feriti o uccisi nell’operazione possa aumentare, hanno affermato funzionari statunitensi. Finora, quasi 300 americani sono rimasti feriti e 13 sono morti.
Persone vicine al presidente hanno avvertito che è spesso difficile prevedere quali decisioni Trump potrebbe prendere riguardo alla guerra, notando che, con il progredire del conflitto, dietro le quinte ha oscillato tra l’abbracciare la diplomazia e l’intensificare gli attacchi. Alcuni vicini a Trump lo esortano ad adottare una linea più dura, affermando che un cambio di regime in Iran potrebbe essere un evento epocale. Porre fine alla guerra non dipende solo da Trump. Gli Stati Uniti e l’Iran sono ben lontani dal raggiungere un accordo per fermare i combattimenti e Teheran finora ha respinto i colloqui diretti con Washington. Senza un accordo o una netta vittoria militare, Trump rischia di dover affrontare il blocco permanente dello Stretto di Hormuz, che continuerebbe a destabilizzare il mercato energetico globale. Israele, che considera le minacce provenienti dall’Iran come esistenziali, potrebbe continuare le sue operazioni senza gli Stati Uniti. I Paesi del Golfo, che hanno subito settimane di attacchi, stanno valutando a loro volta delle rappresaglie.

  • 09:33

    Wall street journal: “Trump potrebbe ordinare l’invasione via terra dell’Iran”

    Gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “più duramente di quanto non sia mai stata colpita prima” se Teheran non raggiungerà un accordo per porre fine al conflitto. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt. “Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l’inferno”. Trump è disposto a ordinare l’invio di truppe statunitensi sul suolo iraniano, ma esita a farlo, in parte perché ciò potrebbe compromettere il suo obiettivo di una rapida conclusione del conflitto. Teme che il numero di soldati americani feriti o uccisi nell’operazione possa aumentare, hanno affermato funzionari statunitensi. Finora, quasi 300 americani sono rimasti feriti e 13 sono morti.
    Persone vicine al presidente hanno avvertito che è spesso difficile prevedere quali decisioni Trump potrebbe prendere riguardo alla guerra, notando che, con il progredire del conflitto, dietro le quinte ha oscillato tra l’abbracciare la diplomazia e l’intensificare gli attacchi. Alcuni vicini a Trump lo esortano ad adottare una linea più dura, affermando che un cambio di regime in Iran potrebbe essere un evento epocale. Porre fine alla guerra non dipende solo da Trump. Gli Stati Uniti e l’Iran sono ben lontani dal raggiungere un accordo per fermare i combattimenti e Teheran finora ha respinto i colloqui diretti con Washington. Senza un accordo o una netta vittoria militare, Trump rischia di dover affrontare il blocco permanente dello Stretto di Hormuz, che continuerebbe a destabilizzare il mercato energetico globale. Israele, che considera le minacce provenienti dall’Iran come esistenziali, potrebbe continuare le sue operazioni senza gli Stati Uniti. I Paesi del Golfo, che hanno subito settimane di attacchi, stanno valutando a loro volta delle rappresaglie.

  • 09:24

    Soldato israeliano morto in scontro a fuoco con Hezbollah nel sud del Libano

    Un soldato delle forze israeliane (Idf), un sergente capo di 21 anni, è morto in uno scontro a fuoco con gli Hezbollah libanesi avvenuto nella notte nel sud del Libano. Lo confermano i militari israeliani, come riporta il Times of Israel. Sale così a tre, evidenzia il giornale, il bilancio dei caduti tra le fila delle Idf dall’inizio della nuova offensiva di terra contro Hezbollah nel sud del Paese dei Cedri.

  • 09:17

    Media degli Emirati arabi: “2 morti e tre feriti ad Abu Dhabi per i frammenti di un missile intercettato”

    Due persone sono rimaste uccise e tre ferite ad Abu Dhabi, lungo Sweihan Street, dove sono caduti frammenti di un un missile balistico intercettato. Lo riferisce Gulf News, citando le autorità locali, parlando di diversi mezzi danneggiati e ricordando che in precedenza il ministero della Difesa aveva riferito di diversi missili e droni lanciati dall’Iran e intercettati dalla difesa aerea emiratina. 

  • 09:14

    Media israeliani: “5 feriti lievi per una bomba a grappolo iraniana”

    Almeno cinque persone sono rimaste lievemente ferite in Israele per l’impatto di una bomba a grappolo iraniana a Kafr Qasim. Lo riferisce il Times of Israel che cita fonti dei soccorritori precisando che i cinque sono stati trasportati in ospedale.

  • 09:07

    Missili dall’Iran e dal Libano, Israele attiva le difese aree: nessuna vittima

    L’esercito israeliano ha dichiarato che oggi le difese aeree stanno rispondendo agli attacchi missilistici provenienti dall’Iran, con le sirene attivate in tutta la zona centrale di Israele, in alcune parti di Gerusalemme e nella Cisgiordania occupata. In due comunicati distinti a circa 20 minuti di distanza l’uno dall’altro, l’esercito ha affermato di aver “identificato missili lanciati dall’Iran verso il territorio dello Stato di Israele”. “I sistemi di difesa sono in funzione per intercettare la minaccia”, si legge nelle dichiarazioni. Dopo il primo attacco, l’esercito ha dichiarato che alle persone è “ora consentito lasciare gli spazi protetti in tutte le zone del Paese”. Non vengono segnalate vittime.
    Gli attacchi sono avvenuti più di 14 ore dopo che l’esercito aveva annunciato l’arrivo di missili dall’Iran. Durante la notte, il centro di Israele è stato bersagliato da attacchi provenienti dal Libano, dove il gruppo militante Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha rivendicato una serie di attacchi contro siti militari. I media israeliani hanno riferito che sei razzi sono stati intercettati.

  • 09:03

    Australia rischia di restare senza carburante, premier convoca riunione

    Il primo ministro laburista australiano Anthony Albanese ha convocato per lunedì prossimo una seconda riunione del gabinetto federale per trattare della crisi del carburante spinta dalla guerra in Medio Oriente, mentre il governo elabora un piano nazionale di risparmio di carburante per compensare il rischio di una carenza di offerta il mese prossimo causata dalla guerra in Iran.
    Circa 470 stazioni di servizio in tutto il paese sono rimaste senza almeno un tipo di carburante, mentre i prezzi in aumento minacciano le forniture di servizi, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti. Secondo il ministro dell’Energia Chris Bowen vi sono diverse opzioni disponibili per alleviare le pressioni sul carburante, fra cui incoraggiare “misure volontarie”, che però non sono ancora necessarie.
    I premier degli stati chiedono al governo federale di guidare un coordinamento nazionale per affrontare carenze locali di approvvigionamento, dopo che Albanese aveva dichiarato che gli stati sono responsabili per la distribuzione dei carburanti. La settimana scorsa il gabinetto federale ha concordato di nominare una task force per coordinare con gli stati la distribuzione dei carburanti e le catene di rifornimento.

  • 08:58

    Cina: “Da Usa e Iran segnali a favore dei negoziati”

    Il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, ha parlato di “segnali” iraniani a favore di negoziati con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra, che secondo lui costituiscono “un barlume di speranza”. “Sia gli Stati Uniti che l’Iran hanno lanciato segnali a favore dei negoziati, lasciando intravedere un barlume di speranza per la pace”, ha dichiarato Wang Yi durante una telefonata avuta ieri con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty. “La comunità internazionale deve incoraggiare attivamente le parti in conflitto ad avviare un dialogo. Non appena si inizia a dialogare, la pace torna ad essere possibile”, ha sottolineato, secondo un comunicato diffuso dal suo ufficio nella notte. Wang Yi non ha specificato a quali “segnali” iraniani si riferisse. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito ieri che l’Iran “non ha intenzione di negoziare”, ma di “continuare a resistere”.

  • 08:56

    Trump ammette i rincari per la guerra in Iran, “ma dovevo eliminare quel cancro di Teheran”

    Donald Trump ha ammesso che i costi della benzina e della vita in generale sono saliti da quando ha lanciato la guerra contro l’Iran. “Ma dovevo eliminare il cancro che è Teheran”, ha detto surante un evento a Washington. “Ora ricostruiremo l’economia più forte del mondo”, ha aggiunto accusando poi i democratici dell’inflazione.

  • 08:53

    Trump: “Iran era a due settimane dalla bomba atomica”

    Donald Trump ha ribadito la sua convinzione che l’Iran “era a due settimana dal produrre l’arma nucleare quando ho attaccato”. Parlando alla cena annuale di raccolta fondi del Comitato repubblicano per il Congresso ha poi insistito che gli Stati Uniti hanno “vinto la guerra” contro l’Iran “nei primi due giorni” dell’operazione ‘Epic Fury’. 

  • 08:52

    Trump: “Stiamo perdendo la guerra? Fake news, abbiamo decimato l’Iran”

    “Per i media produttori di fake news stiamo perdendo la guerra contro l’Iran, la verità è che lo abbiamo decimato”. Lo ha detto Donald Trump alla cena annuale di raccolta fondi del Comitato repubblicano per il Congresso a Union Station, la stazione di Washington.

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