Claudio Baglioni: "Gli artisti sono come le pagine di un libro, difettosi" - 4/4
“Non so se tutti gli artisti soffrano di solitudine: io rappresento a malapena me stesso. – ha spiegato Baglioni – Penso però che gli artisti siano un po’ come le pagine di quel libro, difettose: a quasi tutti manca un pezzo, e per questo hanno l’ossessione di riempire quel vuoto. Si scrive per questo, per gettare un ponte dall’altra parte, per esserci, per occupare uno spazio come una piccola architettura vivente in movimento nel grande spazio del mondo”.
“Io l’ho fatto anche perché ero un ragazzetto di periferia. – ha ricordato – Centocelle sarà anche molto carina, ma lì avevamo ancora più timore di non partecipare alla grande festa dell’esistenza e di passare trasparenti agli occhi del mondo. Così o si diventava rapinatori, molto spesso, o si finiva in qualche banda. A me è capitato di andare all’oratorio, dove ho cominciato a sentire odore di incenso, tanto che a quattordici anni dissi a mia madre di aver sentito la voce, di avere la vocazione”.
Ha aggiunto: “Mia madre, donna molto pia, mi chiese se ne fossi proprio sicuro. Frate non sono diventato, ma non ho seguito neanche la passione di mio padre, che amava il pugilato e mi portava in palestre tremende, piene di fumo, dove poveracci in canottiera si davano botte inverosimili in mezzo a gente che urlava cose che non posso ripetere, mentre lui mi teneva le mani sulle orecchie. Non sono diventato né frate né pugile, ma cantante, che non è una via di mezzo. Quei due brani, però, ci saranno, perché rappresentano un parallelo con la vita.
Infine: “Si è soli quando si compone, e poi, da cantanti, non si vede l’ora di incontrare le persone, perché c’è l’occasione del concerto. Tutto ciò che si fa in termini creativi richiede solitudine, per la concentrazione ma anche per il desiderio spasmodico di creare qualcosa che sia un ponte verso qualcun altro”.