Musica

“Né frate né pugile, sono diventato cantante, che non è una via di mezzo. Ho temuto di non tornare su un palco. Ora ci riprovo, 44 anni dopo, lo stesso giorno”: così Claudio Baglioni

Il cantautore ha presentato in Campidoglio "Che notte è questa! La partenza"

di Andrea Conti
“Né frate né pugile, sono diventato cantante, che non è una via di mezzo. Ho temuto di non tornare su un palco. Ora ci riprovo, 44 anni dopo, lo stesso giorno”: così Claudio Baglioni

Roma ospiterà sette concerti di Claudio Baglioni, in programma il 24, 25, 27, 28, 30, 31 ottobre e 1 novembre all’anello di Piazza di Siena, a Villa Borghese. Lo spettacolo si intitola “Che notte è questa! La partenza“. La prima data coincide con l’anniversario dell’Alé-Oó, il raduno del 24 ottobre 1982 che chiuse la prima tournée italiana negli spazi aperti e richiamò 250mila spettatori. Sul palco Baglioni sarà affiancato da 20 musicisti e proporrà 40 canzoni, che ripercorrono quasi sessant’anni di carriera.

I concerti inaugurano il “Grand Tour La Vita È Adesso“, che dopo l’anteprima del 2025 a Lampedusa toccherà nell’estate 2027 città d’arte, siti archeologici e luoghi monumentali: 50 concerti in 80 giorni. Il tour si chiuderà ancora a Roma, il 23 ottobre 2027 ai Fori Imperiali, con “Che notte è questa! Il ritorno”.

“Nell’ultimo sogno, quello che ricordo meglio, mi ero perso a Roma e andavo in giro a chiedere alle persone dove dovessi suonare. – ha raccontato Baglioni durante la conferenza stampa di oggi 8 ottobre in Campidoglio – Quasi tutti rispondevano che non lo sapevano e mi guardavano con una certa compassione, come se più che un suonatore fossi già uno suonato. Svegliandomi, nel torpore del dormiveglia, ho cominciato a fare la conta dei luoghi in cui avevo già suonato: i teatri moderni e il Teatro dell’Opera, i due auditorium (quello di Borgo Pio e quello del Parco della Musica), i palasport, lo stadio Flaminio, prima che lo riapra qualcun altro, e lo Stadio Olimpico, dove sono stato il primo a fare concerti con tutti gli spalti occupati”.

“Poi lo Stadio dei Marmi, lo stadio centrale del Foro Italico, il Pincio, il Gianicolo, la scalinata di Trinità dei Monti. – ha continuato l’artista – E ancora il balconcino di Centocelle, dove ero nato: nel 1964-65 vi stavamo in sette con le chitarre schierate, convinti di sconvolgere il quartiere, mentre la gente passava sotto senza degnarci di uno sguardo. Ho suonato camminando per via del Corso e sopra un camion, attraversando Centocelle fino al Quarticciolo, che per noi era un postaccio. Non mi sono fatto mancare Piazza San Pietro, l’Aula Paolo VI, il Quirinale, le carceri, gli ospedali, le scuole e perfino gli autobus. Mi mancano soltanto i cortili: potrebbero essere l’ultimo tour che farò, e sarebbe interessante, perché c’è molto da fare“.

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