“Ci vediamo e ci desideriamo senza impegnarci” - 5/6
Il quarto capitolo è dedicato alle zone grigie in cui ci scriviamo, ci vediamo e ci desideriamo senza impegnarci. L’autore descrive la paura di passare per “sottoni” e la rejection sensitivity, cioè la tendenza ad anticipare il rifiuto leggendo ogni ritardo e ogni spunta come un indizio. Tra talking stage e situationship, spiega, il corpo arriva prima della relazione.
Si ottiene vicinanza senza sicurezza, e quando finisce resta un lutto ambiguo che gli altri liquidano con “mica stavate insieme”. Ricciardi critica anche il therapy speak, che riduce le persone a “evitanti” e “ansiosi”. Secondo lui la realtà è più ambivalente: nello stesso momento vogliamo attaccarci e fuggire. Richiamando Illouz e Giddens, sostiene che forse non abbiamo paura dell’amore, ma di ciò che l’intimità comporta, cioè essere visti, conosciuti e quindi feriti. Elena e Giorgio ne sono l’esempio.