Perché Bosco nega? - 3/4
Dura la reazione dell’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgrò: “Per me Bosco oggi mente, perché sentito sei giorni dopo la scomparsa di Emanuela fece la prima descrizione. E poi il 25 ottobre 1985, aiutò a redigere il famoso identikit dell’uomo Avon. Lo descrisse come colui uomo che venne visto parlare con la ragazzina. Disse addirittura da che lato portava i capelli, lavorò insieme agli inquirenti per identificarlo ma oggi nega tutto. Io non credo a quello che dice adesso, secondo me sta depistando. Il suo identikit combacia anche con quanto disse il vigile Sambuco: lo descrissero con le stesse caratteristiche, si cercava un uomo con una Bmw ma adesso non vuole esporsi e parlare”. L’uomo dell’Avon (l’azienda poi smentì fosse realmente uno dei loro rappresentanti) era difatti a bordo di una Bmw di grossa cilindrata e attirò l’attenzione di Alfredo Sambuco perché la parcheggiò sul marciapiede di fronte al Senato da cui il vigile gli chiese di spostarla. Anche il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro crede che Bosco menta oggi e non allora. “Sono convinto che le cose dette all’epoca fossero vere. Lo penso perché sono le stesse cose che disse Emanuela a mia sorella Federica al telefono poco prima di sparire. Lui all’epoca era convinto di ciò che raccontò: disse di avere ancora tutta la scena davanti agli occhi”.