Intervista a Federica Genovese, autrice di "Milo e il pesce mandarino" - 3/8
Si parla tanto di diversità, accettazione, inclusione, ma che cos’è per te la diversità?
“La diversità secondo me è la capacità di distinguersi dalla media. È un elemento che appare in modo inaspettato, rompendo gli schemi di ciò che siamo abituati a vedere e a considerare ordinario. Spesso, a mio avviso, si ha paura di questo termine proprio perché la diversità forza un confronto: ci spinge inevitabilmente a chiederci chi sia l’altro rispetto a noi e a mettere in discussione le nostre certezze. Chi è diverso è quella persona che inevitabilmente va nel verso opposto rispetto alla massa, diventando impossibile da ignorare e saltando subito all’occhio”.
Nel tuo libro ci sono tanti personaggi, tra questi Paolo e Nina due bulli. Quanto secondo te i bambini sono condizionati dal pregiudizio?
“Paolo e Nina rappresentano lo stereotipo, il pregiudizio, la paura e l’ignoranza. Senza intenzione di offendere nessuno, ho utilizzato queste due figure per mostrare quanto sia difficile spiegare agli altri le proprie fragilità e quanto sia ancora più complicato, per chi ci circonda, fare lo sforzo di mettersi nei panni altrui e guardare oltre il proprio vissuto. I bambini sono fortemente condizionati dai pregiudizi. Nel caso dei due piccoli bulli, questo condizionamento nasce da un lato dalla paura per ciò che non riconoscono come conforme a ciò a cui sono abituati, e dall’altro dall’educazione che ricevono in famiglia. Noi siamo il risultato delle nostre esperienze, e l’ambiente domestico gioca un ruolo fondamentale nel plasmare il modo in cui i più piccoli guardano il mondo”.
Che consiglio diamo ai genitori affinché possano trasmettere ai loro bambini un insegnamento rispettoso e accogliente nei confronti dei bambini con delle qualità diverse dalle proprie?
“Sicuramente gli adulti secondo me dovrebbero cercare di essere più coerenti possibili con i bambini poiché questi ultimi imitano i comportamenti dei più grandi. Mostrare apertura e rispetto verso tutti nella vita di ogni singolo giorno è la lezione più forte. Un altro consiglio utile potrebbe essere quello di spiegare con semplicità: parlare apertamente delle differenze fisiche o culturali usando parole chiare, senza fingere che non esistano. L’ultimo consiglio, quello che a mio avviso risulta essere impattante nella mente dei bambini è quello di raccontare fiabe mirate: scegliere libri e albi illustrati che parlano di inclusione e di personaggi unici o con disabilità, utili a stimolare l’empatia”.