Una scarica elettrica, un vortice che innesca un legame improvviso e una complementarità perfetta. È questa la reazione inspiegabile che si genera quando Olaf e W. si incontrano. W. è volitivo, irrequieto e celebre a scuola per il suo humour surreale; Olaf si attribuisce un unico talento: la gentilezza. Insieme danno vita a un duo simbiotico unito da un “progetto di ricerca sulla vita“. Le loro strade divergono fisicamente quando Olaf si trasferisce ad Anversa per studiare filosofia e W. asseconda la sua irrequietezza viaggiando e perdendosi, ma quell’amicizia istantanea resta il centro di gravità del loro mondo, finendo per includere anche Hilde, la ragazza di Olaf.
Poi, improvvisamente, W. scompare. Nessuna spiegazione, solo un file abbandonato — “Il sarcofago dello spasso” — ricolmo di frammenti digitali: testi, immagini, haiku e meme. Un labirinto che costringe Olaf (e il lettore) a braccarne le tracce digitali per ricomporne l’immagine, sotto l’ombra di un ammonimento perturbante: “Noi pensiamo di chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi”. È questa la premessa narrativa di W. (Adelphi), il romanzo d’esordio di Tiemen Hiemstra che, dopo aver fatto incetta di premi e attenzioni critiche nei Paesi Bassi, è approdato in Italia imponendosi rapidamente come il fenomeno letterario del momento. Il libro sarà presentato oggi, alle ore 18:30, presso la libreria Feltrinelli Duomo di Milano, alla presenza dell’autore.
Un autore millennial per un “Bildungsroman” digitale
Classe 1993, Hiemstra rappresenta a pieno titolo una generazione sospesa tra l’infanzia analogica e l’adolescenza digitale. Il suo romanzo esplora con lucidità l’ebbrezza e i pericoli di un’amicizia simbiotica, mescolando una rara combinazione di crudeltà e tenerezza. “Scrivere questo libro mi ha portato via parecchio tempo, circa sei o sette anni”, ha raccontato Hiemstra in un’intervista a Fanpage. L’idea iniziale non prevedeva coordinate narrative rigide: “Sapevo che W sarebbe scomparso, ma non sapevo quanto dovesse assomigliare a un romanzo poliziesco. Poi, quando ho scritto il finale, mi sono reso conto che sarebbe rimasto piuttosto aperto. Il libro non riguarda i dettagli polizieschi su cosa sia esattamente successo a W, ma è molto più incentrato sulle domande psicologiche e filosofiche che sorgono quando qualcuno di vicino svanisce improvvisamente. L’esperienza del lettore rispecchia quella di Olaf”.
Sparire nell’era dei social network
In un’epoca di iper-connessione, la scomparsa totale e volontaria appare un paradosso logico. Una riflessione che ha attraversato anche la stesura del romanzo: “Ho lavorato al libro tra il 2016 e il 2023, e già nel 2016 si poteva dire che fosse impossibile sparire perché tutti avevano un telefono”, ha spiegato l’autore. “Poi però ho iniziato a informarmi. Se guardi i siti della polizia trovi enormi elenchi di persone scomparse che hanno semplicemente lasciato la casa, anche nei nostri Paesi come Belgio e Olanda. Di solito si tratta di persone che lasciano il telefono a casa. Fuggire con un telefono è impossibile, ma se te ne sbarazzi, insieme alla carta di credito, puoi effettivamente sparire dai radar. Questo mi ha dato il coraggio di scrivere la storia: anche W lascia il suo telefono”.
Al centro del romanzo c’è anche il linguaggio di una generazione: “Io sono cresciuto con Internet, avevo sei o sette anni quando ho visitato le prime pagine web. Provo affetto e un senso di appartenenza quando penso al web. Amo il modo in cui le persone comunicano online attraverso emoji o meme: visto che la letteratura è l’arte del linguaggio, sarebbe quasi uno spreco non usare questi elementi nella narrativa contemporanea”.
L’illusione di conoscere gli altri
Se le tracce digitali di W. raccontano un’inquietudine di fondo e l’incapacità di “radicarsi” nel mondo (“non si è mai impegnato a fare della sua stanza una casa”, sottolinea Hiemstra), il vero nucleo filosofico del libro risiede nell’impenetrabilità dell’animo umano. È davvero impossibile conoscere fino in fondo chi ci sta accanto? “Assolutamente sì”, sentenzia lo scrittore. “Non c’è modo di entrare davvero nella testa di qualcun altro. Però possiamo avere la forte sensazione di comprendere qualcuno. Nel libro ci sono momenti in cui ridono insieme di qualcosa che nessun altro capisce, e in quel momento provi la sensazione di capirvi completamente. Volevo enfatizzare questo aspetto per rendere ancora più forte lo shock quando W scompare improvvisamente, costringendoti a fare i conti con il fatto che quei sentimenti di profonda comprensione possono rivelarsi un’illusione. È un peccato, ma le cose stanno così”. Una complessità emotiva che scaturisce anche dal passato del protagonista, plasmato da un trauma precoce. “W è fatto così: non vuole conformarsi, vuole sempre andare controcorrente perché non vuole far parte di un mondo da cui si è sentito rifiutato”, ha aggiunto l’autore.