Da Prada a Cucinelli: il trionfo del pragmatismo - 5/5
Mentre Diesel, Marras e Fendi costruivano mondi narrativi attorno agli abiti, altre maison hanno scelto la via della concretezza imprenditoriale. Come già analizzato ieri, la sfilata di Prada firmata da Miuccia Prada e Raf Simons è stata un esercizio di assoluto pragmatismo: al centro della passerella un unico capo chiave, la gonna, sviscerata, destrutturata e riproposta in tutte le sue varianti e in tutti i materiali industriali possibili per massimizzarne la vendibilità, rifiutando ogni moralismo in nome dell’autonomia femminile.
Un approccio lucido condiviso, pur con linguaggi estetici opposti, da Brunello Cucinelli. Per la SS27, l’imprenditore umbro ha incentrato tutto sul savoir faire estremo. “Ormai siamo al 70 per cento di manualità”, ha dichiarato, mandando in scena lavorazioni articolate e complesse (come la sublime giacca con motivo paglia di Vienna ricamato all over o pullover all’uncinetto con microscopici punti luce). Un artigianato lussuoso ma mai fine a se stesso: i prototipi vengono fatti indossare e testati per mesi dai dipendenti aziendali per valutarne la resistenza all’usura, passando infine al vaglio spietato dei buyer multibrand per testarne l’effettiva vendibilità. Creatività, sì, ma ancorata saldamente alla realtà del mercato.