Una rete che non si sarebbe mai fermata - 4/5
Il cuore dell’accusa, ripreso anche dalle fonti brasiliane, è che dopo gli arresti del 2019 il traffico di cocaina dal Sud America verso l’Europa non si sarebbe interrotto. Familiari e persone di fiducia avrebbero mantenuto attivi i contatti con fornitori, intermediari e operatori logistici già utilizzati in precedenza, permettendo alle spedizioni di proseguire verso diversi Paesi europei, Italia compresa.
Secondo la ricostruzione diffusa dalle autorità italiane e brasiliane, almeno 11 sequestri effettuati tra il 2019 e il 2020 per un totale di 4,6 tonnellate di cocaina, sarebbero riconducibili a questa stessa rete. Uno dei carichi, da circa 2,2 tonnellate, si trovava già in Brasile al momento dell’arresto dei due Assisi e sarebbe stato successivamente movimentato dal gruppo che ne avrebbe ereditato la gestione.
Tra gli altri destinatari delle misure cautelari compare anche un avvocato, secondo la stampa brasiliana inizialmente incaricato di far da tramite con i detenuti e poi entrato, secondo l’accusa, nella gestione diretta di spedizioni e movimenti finanziari, oltre a un operatore logistico che avrebbe curato il trasferimento della droga da San Paolo fino al Paraná.
Alla conferenza stampa organizzata al termine del blitz, il rappresentante del Ros di Torino, Andrea Caputo, ha sottolineato secondo quanto riferito dai media come il valore dell’operazione non stia tanto nei numeri quanto nella dimensione transnazionale del risultato, frutto della collaborazione tra Ros, Polizia federale brasiliana ed Europol.