“La prima cosa è andare via di casa”: lo dice Paolo Crepet parlando dei ragazzi all’Adnkronos. Un invito che, tradotto nei numeri, in Italia suona quasi come una provocazione. Perché i giovani italiani lasciano la casa dei genitori molto più tardi rispetto alla media europea: secondo gli ultimi dati Eurostat, l’età media è di circa 30 anni, contro poco più di 26 nell’Unione europea. In Paesi come Finlandia, Danimarca e Svezia si scende addirittura intorno ai 21-22 anni.
È dentro questo divario che Crepet inserisce il suo ragionamento. Per lo psichiatra e sociologo, infatti, restare troppo a lungo all’interno della famiglia significa essere sì protetti, ma anche controllati, e quindi avere meno occasioni per misurarsi con l’errore, con il rischio e con la possibilità di fallire: “Vogliamo favorire l’auto imprenditorialità dei giovani? Bene, escano di casa a 18 anni. In Italia ci sono due fattori che ti castrano: sei protetto e troppo controllato. Se sei protetto e controllato non puoi e non vuoi sbagliare, hai paura del giudizio”.