Il debutto da attrice e il rapporto con il cinema - 2/3
La figlia di Clotilde Courau ed Emanuele Filiberto racconta di avere frequentato una scuola di recitazione a Londra e di avere affrontato diversi provini prima di ottenere il ruolo. Il film appartiene al filone del new romance, genere che Vittoria dice di avere imparato a conoscere proprio lavorando alla pellicola: “Ho scoperto che ha codici molto precisi. È tutto calcolato nei minimi dettagli. Per me, la sfida è stata cercare di infondere autenticità e profondità al mio personaggio pur rimanendo all’interno di quei codici”.
Uno dei temi centrali del film è il passaggio all’età adulta, che Vittoria descrive come un momento che per molti può essere “un po’ complicato e carico di rabbia. Vuoi distinguerti, hai voglia di uscire ma i tuoi genitori non vogliono che tu esca, a differenza dei tuoi amici, quindi non capisci e ti arrabbi ancora di più… Alla fine trovi la tua strada e quel periodo diventa il più bello della tua vita. Cerchi di capire cosa vuoi davvero e fai incontri che ti segnano”.
E se Alma sogna il cinema, Vittoria non esclude un futuro anche dietro le quinte. Alla domanda se possa immaginarsi regista, risponde: “Anche nella produzione. Ho già esperienza come curatrice nel mondo dell’arte: organizzo mostre con artisti emergenti, cerco gli spazi eccetera. Vedo delle analogie con la produzione cinematografica”.