“La procura di Roma ha il Dna dell’assassino di Simonetta Cesaroni. Una traccia biologica frammista a quella della vittima”: a confermare questa notizia già trapelata nei mesi scorsi è il programma Rai “La vita in diretta”. Individuare a chi appartenga quel profilo genetico equivale a dare un nome a chi uccise Simonetta Cesaroni negli uffici di via Carlo Poma a Roma, il 7 agosto del 1990.
La giovane contabile appena ventenne era una dipendente dell’Aiag (l’associazione italiana degli Ostelli della Gioventù). Quel giorno, Simonetta ufficialmente avrebbe dovuto essere sola in ufficio. Per di più, le fu raccomandato da un suo superiore di non aprire a nessuno e di chiudere la porta di ingresso a chiave. Su quella porta non sono stati trovati segni di effrazione per cui o l’assassino aveva le chiavi o conosceva Simonetta.