Clooney: dalla battuta su Batman alla denuncia contro chi specula sulla paura - 3/4
La leggerezza si è trasferita all’interno della Sala Grande, dove la cerimonia è stata aperta dalla laudatio di Laura Dern. L’attrice, amica di lunga data, lo ha definito “l’amico più incredibile che si possa desiderare” e una sorta di “animatore del campo estivo” capace di ricordare alla troupe che fare cinema resta un privilegio, leggendo poi messaggi di stima inviati da registi come Steven Soderbergh, Alexander Payne, Noah Baumbach e dallo stesso Brad Pitt.
Accolto dalla prima standing ovation dell’edizione, Clooney ha aperto il discorso con la consueta verve caustica: “Quando ti dicono che riceverai un premio alla carriera, pensi due cose. La prima: che onore incredibile. La seconda: forse sanno qualcosa che io non so? Magari hanno parlato con i miei medici?“. Quindi ha liquidato quarantacinque anni di set come “una serie di casi fortuiti“, ricordando che “nessuno arriva lontano da solo”, per poi scherzare sul punto più basso della sua filmografia: l’unica persona al mondo convinta che sia stato un buon Batman è sua moglie, “anzi, sono tre: Amal e i loro due figli”.
Subito dopo, l’intervento ha virato su toni marcatamente politici. Senza fare nomi diretti, l’attore ha puntato il dito contro le narrazioni polarizzanti del potere globale: “Stiamo vivendo un momento in cui chi detiene il potere ci dice di temerci l’un l’altro, ma noi sappiamo che non è così”. Ha ricordato come i regimi autoritari non colpiscano per primi i politici, bensì i giornalisti che fanno domande scomode, gli artisti che rifiutano le semplificazioni, i registi, gli scrittori e i musicisti. Le storie, ha ammonito, “sono sempre pericolose per chi specula sulla paura”, e “chi ha paura dei libri, della musica e delle storie non è mai l’eroe della storia”.