Crime

“Ho sempre saputo che Alberto era innocente, ma ho scelto il silenzio. Ho visto la mia vita andare in frantumi, la mia famiglia non c’era più”: la lettera della madre di Stasi a “Verità Nascoste”

Attraverso una missiva inviata al nuovo programma di Milo Infante su Rete 4, la donna rompe il silenzio sulla condanna del figlio per l'omicidio di Chiara Poggi

di Redazione FqMagazine
I lutti, il carcere e le attese settimanali - 3/4

I lutti, il carcere e le attese settimanali - 3/4

Il punto di non ritorno, per la famiglia, ha coinciso con un doppio trauma ravvicinato. “Poi è arrivato il giorno in cui ho perso mio marito, il mio punto di riferimento, e quel mondo già a pezzi è crollato ancora di più”, ricorda la donna. “Subito dopo, Alberto è entrato in carcere. È come vedere la tua vita andare in frantumi, sapere che niente sarà mai più come prima. La mia famiglia non c’era più”.

La quotidianità si è così ridotta a una rigida scansione di attese e brevi incontri, in cui ogni ricorrenza “portava con sé anche il ricordo di quello che era accaduto”. Ligabò descrive con precisione la routine detentiva: “Le giornate passavano col solo pensiero di mio figlio: per anni ho potuto sentirlo solo 10 minuti alla settimana, attendevo quella chiamata con ansia”. Anche i colloqui in presenza sono diventati l’unico fulcro delle sue giornate: “Lo vedevo un’ora a settimana e quel viaggio così lungo verso il carcere era il momento che attendevo di più giorno dopo giorno. Portavo il pacco coi vestiti, qualche cosa da mangiare, si parlava del più e del meno, ma l’unica cosa che mi rendeva felice era sapere che, nonostante tutto, stava bene”. E aggiunge: “In quei momenti capisci che basta davvero poco per essere felici, tutto si riduce alle cose essenziali: sapere che chi ami comunque c’è”.

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