Il peso del giudizio pubblico e la scelta del silenzio - 2/4
Per anni, la famiglia Stasi ha tentato di mantenere una parvenza di normalità, dedicandosi al lavoro e agli impegni quotidiani, ma la madre sottolinea come sia “impossibile non pensare a quello che è successo. È una cosa che non ti abbandona mai del tutto”. Una condizione aggravata da un profondo isolamento e dal pregiudizio esterno: “Quando una vicenda così dolorosa entra nella tua vita, molte cose cambiano. Impari a convivere con gli sguardi, con i giudizi, con le parole dette e con quelle non dette. A volte il silenzio pesa più di tutto il resto”.
Ligabò analizza lucidamente il meccanismo dell’opinione pubblica: “Perché poi alla fine se tuo figlio viene processato per omicidio ‘un motivo ci sarà’ e anche spiegare che non è così sembra inutile, sembrano giustificazioni vuote, magari giustificazioni di una madre che ama a tal punto il proprio figlio da non riuscire a vedere la realtà”. Una prospettiva che la donna respinge con fermezza, ribadendo la totale fiducia nell’innocenza di Alberto. “Ma alla gente questo non è mai importato”, chiosa amara, “ed è per questo che ho sempre pensato che fosse meglio il silenzio”.