“Decidere di seguire questa opportunità è stato il rischio più grande che abbia mai preso in vita mia: volare all’estero senza sapere chi avrei incontrato, dove avrei alloggiato, senza soldi e senza dirlo ai miei genitori“. La modella Anyier Anei ha raccontato a Vanity Fair la sua storia e l’opportunità di entrare nel mondo della moda. Dall’Africa, con il sogno di una vita migliore, fino alle passerelle internazionali e al cinema, dove sarà nel ruolo di Ada nel film “Couture” di Alice Winocour. “Mi immaginavo in grandi posti e con una vita migliore di quella che avevo. Spesso, il difficile è iniziare a farlo. Quando vivevo in Kenya (dove è cresciuta, ndr) avevo una vita pianificata: dovevo andare all’università, studiare farmacia. Non mi sarei mai vista a venire qui, in Europa, a fare quello che sto facendo ora”.
Eppure, quando si è presentata l’occasione, contattata da diverse agenzie di moda, Anei l’ha colta. Anche se, “lavorare nel settore della moda non ti dà alcuna certezza e quindi è spaventoso lasciare qualcosa che è stato pianificato in ogni singolo aspetto per altro che invece è assolutamente spontaneo e imprevedibile”. Non l’ha neanche detto subito alla famiglia e “ripenso al fatto che avessi lasciato a casa e alla vita che stavo facendo. Forse, in quel caso mi sono sentita in colpa“.
In effetti, tra la sua vita in Africa e quella tra flash, passerelle e ciak, c’è una grande differenza: “Lavoro in mezzo a così tanto sfarzo, volo su jet privati in tutti i paesi del mondo. Poi, mi guardo indietro, a dove provengo, ed è l’esatto opposto. È faticoso trovare un equilibrio tra due realtà così diametralmente opposte“, ha spiegato. Poi, però, si è resa conto che il suo percorso potrà aprire la strada, con possibilità migliori, a chi verrò dopo di lei: “Il successo ha un significato maggiore se lo usi per servire e aiutare gli altri, specialmente in un periodo storico in cui nel mondo ci sono così tanti guerre. Per questo, sono un’attivista: perché voglio usare la mia voce e vivere una vita che sia anche a servizio degli altri”.